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Daniela Santerini

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Non so perché sono passata proprio lì davanti, ieri. Non dovevo essere a Lucca. Se proprio c’ero, dovevo affaccendarmi in altre faccende. Invece inforco la bici e via all’ipersoap, poi a prendermi tre paia di calze non sapendo che il giorno dopo sarebbe arrivata l’estate all’improvviso. E già che ci sono prima del giro di mura tanto sono in bici con il libro da leggere e il cellulare per la musica e l’arrivo al caffè San Colombano, quasi quasi chiedo al noleggiatore se mi dice il prezzo della pedalata assistita. Per farlo passo davanti al centrale… la parola mi arriva con qualche secondo di ritardo: AVATA…RRRR… iiiihhhh… frenata…. torno indietro: solo stasera. Sarò stata l’unica che non l’ha visto. Ho il dvd, ma l’ho guardato per pochi minuti: l’ho capito subito, che “o 3D o niente”.
Questa volta non mi scappa.
Ero lì mezz’ora prima, dopo essermi strappata a stento da una telefonata importuna.
Mi accomodo con comodo. Sistemo il cellulare, controllo la chiavetta della bici.
Inizia.
Ed io sparisco. Mi ritrovo tre ore dopo, verso mezzanotte, a rialzarmi a stento dalla poltroncina: mi dispiaceva troppo, lasciare Pandora. Dopo aver volato sugli Ikran, e perfino sul Leonopteryx per gli amici Toruk, dopo essermi gettata dalle montagne fluttuanti e immersa nell’energia di Eywa la Grande Madre, schivato pallottole e lottato insieme ai Na’vi, devo tornare al mio povero corpo umano: la bicicletta è più leggera del solito, o forse sono io che ancora non sono tornata del tutto.
Mi rifugio nel letto aspettando di trasformarmi in “donna che cammina nei sogni” e chiudo i grandi occhi. Gialli.

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Tutta colpa della Musica

Avevo quattro anni quando la Musica mi ha chiamato; giuro, ho cercato più volte di allontanarmene, ma ormai sono intossicata… ed ogni volta che credo di essere alla fine mi ritrovo a proseguire persino con più forza. E non è colpa mia: è colpa della Musica. In chiesa poi, ci dev’essere qualche spiritello dispettoso: anni fa ero qui a Lucca il 15 di agosto, e Monsignor Bachini si lamentava che non c’era nessuno a cantare, nessuno a suonare, mancava la musica… e lo spiritello – che somigliava tanto alla mia vecchia insegnante – mi sussurrava all’orecchio “diglielo, Daniela, diglielo!” “sss…” “E vai!!!”.

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Un angelo con la quinta elementare

Ho conosciuto una donnina stamani, di 76 anni, magrissima e un po’ curva, capelli corti e bianchi. Non si nota nemmeno, finché non ti dicono chi è: una missionaria laica, 31 anni in Ruanda. Io a fare gli esercizi, lei i massaggi distesa sul lettino; la mia stessa fisioterapista, una moretta ricciuta con occhi brillanti e verdi, una vera bellezza che mi fa sospettare sempre che gli uomini siano proprio ciechi. E non parlo del fascino esteriore: è grazie a lei, ai suoi colleghi e al Centro se in quel villaggio del paese tristemente noto sperduto nel cuore dell’Africa, hanno un asilo. Lo mantengono con spettacoli di beneficenza, con lotterie, e insomma ogni occasione è buona.

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Puzza perché è un ospedale

C’è in me una tale valanga di indignazione che non riesco a farvi ordine, non vedo altro che le braccia lunghe e ossute di mia madre protese verso di me: “Portami via!”. Non c’è niente da fare, cavallo bianco, prenderla al volo dal suo letto con le sbarre e volare verso il cielo fra nuvole di ovatta….

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Tragedia buffa

STORIA DI UNA DEMOLIZIONE

(Tragedia buffa in 8 atti e un epilogo)

PERSONAGGI ED INTERPRETI (in ordine di apparizione):

La protagonista (Daniela Santerini) – Casalinga senza reddito fisso, divorziata, attiva marginalmente come insegnante privata di musica.
Un figlio (M.F.)- In età infantile.
La mamma (A.L.)- Anziana pensionata, bisognosa di assistenza.
Il primo geometra (B.S.) – Divorziato, impiegato al Banco di Sardegna.
L’affarista (A.G.)- Commerciante in situazione fallimentare senza speranza
Il secondo geometra (N.M.)- Libero professionista.

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Ceci!

Studio composizione più per curiosità, voglia di conoscere la musica nel profondo, che per velleità compositive vere e proprie. E studiando, la domanda che mi faccio più spesso è “dove sta andando la musica?”. Voglio dire, ci sono stati due secolo fitti fitti di capolavori, di geni quali Mozart, Bach, Beethoven… e scusatemi se ne cito tre soli, ma come faccio in questa sede…?…

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Incontri ravvicinati del tipo mio

C’è un paese, sull’Appennino Toscano, che quando ci arrivi ti accoglie così:

Ci arrivai senza grandi speranze, tutta sconsolata, dopo che per anni avevo combattuto per condividere con il resto del mondo l’esperienza di Ciòiòi. Ma nessuno l’aveva capito. Poi sentii dire di questo archivio dove si raccoglievano le memorie delle persone, gli epistolari, i diari… ci andai più per curiosità che per altro, e anche per togliermi l’ultimo dubbio; avevo con me il blocchetto sgualcito del mio diario, e la copia che mia madre aveva battuto a macchina in ufficio, facendo ridere tutti i colleghi della Piaggio e vergognare me ogni volta che ci pensavo. Avevo con me anche alcune stesure, dove avevo “rifatto” la storia per renderla più comprensibile… non ero ancora entrata nello spirito dell’Archivio.

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Non se ne accorse nessuno

Me lo chiedono così spesso, del Vietnam… fa così stupore, quella mia avventura… che quasi quasi mi intervisto da sola!

La mia meraviglia per questo interesse è comunque grande: mi sembra che oggi ci siamo abituati ad ogni tipo di notizia, dalla più strana alla più truce, e alla ricerca continua del “sensazionale”, abbiamo così abbassato la soglia della decenza e alzato quella della sopportabilità, che via, un complessino di donne nel ’68 che va nel Vietnam in guerra e che non è stato notato allora, perché ora sì?

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Cheafafà

A volte sembra un incubo, ma stamani è stato superato il record dell’incredibile! Ho aperto la finestra, che dopo una notte di condizionatore un po’ d’aria dovrebbe giovare… e al posto dell’aria, acqua! Aria bagnata! E calda, caldissima, colore giallo-sabbia, ma forse nel Sahara si comincia a stare meglio, il sole anemico e bagnato anche lui, dietro qualcosa che assomiglia a nebbia ma dev’essere mare arrovesciato… Una corsa a vedere la temperatura al termometro sul terrazzo: 30°! E scusatemi se è poco, alle 7,30 del 29 Agosto! Torno in camera, dove noto qualcosa di strano, poi focalizzo sulla specchiera dell’armadio: totalmente appannata! Respirando acqua calda, faccio la mia mezz’oretta di ginnastica, non so con quale coraggio. E poi sotto la doccia: ma cosa speravo, di trovare un getto ristoratore? Brodo!

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Facciamo cabaret

L’ultimo tratto l’ho fatto a piedi, molto più veloce che in macchina. Già bastano i villeggianti che aspettano il tramonto per tornare, ma quelli sono bazzecole in confronto alla massa di carne umana che ho visto ieri: dal più giovane al più vecchio, dal più elegante al “casual”, dal tranquillo all’agitato all’incazzato – tanto ora si dice – per la macchina insabbiata.

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