Tragedia buffa

STORIA DI UNA DEMOLIZIONE

(Tragedia buffa in 8 atti e un epilogo)

PERSONAGGI ED INTERPRETI (in ordine di apparizione):

La protagonista (Daniela Santerini) – Casalinga senza reddito fisso, divorziata, attiva marginalmente come insegnante privata di musica.
Un figlio (M.F.)- In età infantile.
La mamma (A.L.)- Anziana pensionata, bisognosa di assistenza.
Il primo geometra (B.S.) – Divorziato, impiegato al Banco di Sardegna.
L’affarista (A.G.)- Commerciante in situazione fallimentare senza speranza
Il secondo geometra (N.M.)- Libero professionista.

ATTO I

(L’illusione)

Daniela vive a Pontedera col suo secondogenito (M.F.) in una casa di proprietà, acquistata con i risparmi di tutta la vita della mamma e del patrigno, ex impiegati della Piaggio.

D’improvviso riceve le attenzioni di B.S., conosciuto in passato, che viene appositamente dalla Sardegna per corteggiarla: le propone di andare con lui per ricominciare una nuova vita superando insieme i loro precedenti fallimenti familiari, con la prospettiva di un avvenire agiato e roseo.

Daniela si convince e si trasferisce in Sardegna col figlio per convivere col geometra.

ATTO II

(Prime disillusioni)

L’abitazione a disposizione della famigliola, a cui si aggiungerà presto la mamma di Daniela, nel frattempo rimasta vedova, non è proprio quella villa che era stata promessa, e risulta del tutto inadeguata.

Si effettua il trasloco dalla casa di Pontedera e da quella che la mamma aveva in affitto a Pisa: viene incaricata la ditta pisana Casarosa. Il geometra B.S. si premura di occuparsi dello scarico a Sassari invitando con male parole Daniela ad andare a lavorare alla scuola di musica, per non perdere l’astronomica cifra di 50 mila lire (che poi faticherà un anno ad incassare insieme alle altre spettanze). Il trasloco si protrae un po’ più del previsto, e B.S. dà l’ordine agli addetti della ditta Casarosa di buttare via tutto il rimanente, per dar loro modo di prendere la nave del ritorno: va così perso un intero camion di roba, che Daniela non riuscirà mai più a recuperare.

Nonostante tutto, e perdonando cristianamente il momento di follia, si conviene sull’opportunità di vendere l’appartamento di Pontedera per costruire col ricavato una casa in campagna: la presenza di un geometra in famiglia dà ampie garanzie per la buona riuscita dell’operazione.

ATTO III

(La truffa)

La fortuna vuole che tra gli amici di B.S. si trovi un certo A.G., che possiede mezzo ettaro di oliveto con possibilità di edificarci, è in difficoltà finanziarie, anche se possidente miliardario, e cederebbe volentieri il lotto a un prezzo congruo.

Poco importa se a causa della situazione fallimentare di A.G. tutti i suoi beni sono vincolati e inalienabili (ma questo si saprà solo molto più tardi, perché la pratica della visura catastale è pressoché sconosciuta o considerata superflua dal nostro geometra).

Gioca un ruolo molto importante la sprovvedutezza di Daniela, come pure la cieca fiducia che lei, musicista casalinga, ripone – in fatto di edilizia – nel convivente, che lavora da geometra al Banco di Sardegna di Sassari.

Quindi l’affare viene concluso, e il prezzo viene pagato per intero prima di stipulare l’atto di compravendita, cosa che non avverrà mai.

ATTO IV

(L’abuso)

Le cose procedono speditamente: l’intraprendente geometra disegna il progetto, procura la manovalanza, veste i panni del direttore dei lavori e, forte di una licenza edilizia concessa per ristrutturare un rustico preesistente, costruisce un edificio di 3 piani, di oltre 300 mq e 800 mc, totalmente difforme dalla precedente costruzione.

…………..Tanto, chi se ne accorgerà mai!………..

ATTO V

(S.O.S.)

L’impresa ha assorbito tutte le risorse (di Daniela) e per il completamento dei lavori è stato necessario fare anche qualche debito. E ancora mancano rifiniture e dettagli quando Daniela Santerini, B.S., il figlio e la madre prendono dimora nella nuova abitazione.

Ma gli eventi precipitano: l’abuso commesso non sfugge all’occhio vigile della Pubblica Amministrazione, e con prontezza encomiabile piomba l’ordinanza di demolizione emessa dal Sindaco del Comune di Sassari.

Nel frattempo i rapporti della coppia si deteriorano e non reggono all’urto delle ultime difficoltà: la separazione è inevitabile.

Daniela, mamma e figlio restano ad abitare nella casa che legalmente appartiene ad A.G. e che il Comune vuole demolire, con debiti ancora da pagare e come unico introito la pensione di A.L., nettamente inadeguata a fronteggiare la situazione.

B.S invece va ad abitare altrove, compra una macchina nuova e va in crociera a ritemprarsi.

ATTO VI

(Il recupero)

Daniela non manca di intraprendenza e inventiva, e nonostante i fallimenti e le delusioni è determinata a riorganizzarsi una vita decente.

Trova una sistemazione ad Alghero, dove le rimane più agevole procurarsi la sopravvivenza. Vi si trasferisce con il figlio, e la mamma la seguirà dopo alcuni mesi.

Nel frattempo getta le basi per ottenere il salvataggio e la proprietà della casa: chiede ed ottiene la sospensione dell’ordinanza di demolizione in attesa dell’accertamento di conformità; in realtà in attesa della ventilata legge del condono edilizio, legge che arriva provvidenzialmente dopo non molto.

Dall’altro lato pare che sia possibile ottenere lo scorporo del lotto in questione dai beni pignorati di A.G., rendendo così attuabile il passaggio di proprietà: l’azione legale richiesta viene attivata senza indugio.

ATTO VII

(Salvataggio mancato)

Sul fronte giudiziario, tutti i tentativi di ottenere lo scorporo anzidetto vengono vanificati dal deludente funzionamento del rottame della Giustizia, che anziché affrontare tempestivamente la soluzione dei casi controversi, applica la pratica del rinvio sistematico ripetuto fino all’esasperazione, facendo il gioco dei malfattori e degli speculatori, lasciando sguarnito chi di giustizia ha bisogno.

Nel frattempo non si può perdere l’occasione di chiedere il condono dell’abuso commesso: occorre agire in fretta e pagare l’oblazione, con uno sforzo che esaurisce ogni risorsa, anche se c’è il rischio che vada tutto a vantaggio del truffatore, che senza muovere un dito vede crescere sostanziosamente il valore dei suoi beni.

Tutto sarà inutile: la proroga delle scadenze potrà solo prolungare l’agonia.

ATTO VIII

(La beffa)

Entra in scena il secondo geometra, un professionista apprezzato, promotore di attività benemerite a vantaggio dei piccoli proprietari immobiliari, essendo operatore dell’A.S.P.P.I.: N.M. si presenta come il salvatore ed è disponibile a prestare la sua opera senza esigere un pagamento immediato. È lui che avvia la pratica del condono; è lui che riducendo (sulla carta) l’altezza dei soffitti e omettendo nel conteggio i 137 mq di seminterrato dimensiona i costi del risanamento a un livello non proibitivo; è lui che tiene tutti i collegamenti con la Pubblica Amministrazione.

Insperabilmente N.M. si offre inoltre di prendere lui stesso in affitto la casa semiammobiliata e di aver cura dell’intero bene, dando così respiro alle finanze esauste di Daniela e alleviandola di ogni pensiero.

Le speranze ormai sopite si riaccendono. N.M. arriva perfino a promettere di acquistare in seguito l’immobile a un prezzo di favore sì, ma sempre conveniente per Daniela.

Occorre a questo punto calare il sipario per celare quello che accade nel periodo successivo; poco se ne sa per certo: lo si può solo intuire al riaprirsi della scena 21 mesi più tardi, alla restituzione delle chiavi, quando si deve constatare quanto segue:

– Il terreno si trova in uno stato di totale abbandono, tutto ricoperto di vegetazione selvatica.

– Manca l’acqua corrente: l’impianto idrico che utilizzava l’acqua del pozzo è inservibile e l’allacciamento all’acquedotto comunale non è stato realizzato, nonostante Daniela abbia dato, a suo tempo, a N.M. la somma necessaria a tale spesa.

– Una grande quantità di altri oggetti di cui la casa era corredata è sparita, ivi inclusi mobili, vasellame, legna da ardere, libri e altro.

– Parte dei mobili è stata certamente data alle fiamme, poiché resti carbonizzati riconoscibili sono stati trovati nei pressi della casa.

– Porte, infissi e i pochi mobili superstiti sono stati gravemente danneggiati.

– Neanche una lira è stata pagata da N.M. per i 21 mesi di affitto: un assegno da lui elargito per una somma inferiore ad una mensilità è risultato scoperto.

– La pratica del condono è stata lasciata alla deriva: la documentazione integrativa da tempo richiesta dal Comune non è mai stata inoltrata all’ufficio competente: è recente un sollecito con la minaccia di respingere la domanda di sanatoria e negare il condono.

È IL DISASTRO COMPLETO!

Daniela si vede costretta a rinunciare al salvataggio della sua casa.

EPILOGO

Un edificio di 3 piani in località Li Curuneddi, alla periferia di Sassari, verrà demolito prossimamente.

Tutti i risparmi di una vita di lavoro vengono ridotti in macerie.

Il sogno di una casa in campagna, con l’orto e l’oliveto, svanisce inesorabilmente.

Il geometra B.S., condannato penalmente per abuso edilizio, continua a lavorare in banca.

Un secondo geometra, N.M., reo confesso impunito, continua ad esercitare la sua professione, apprezzato e rispettato.

Un commerciante fallito, A.G., continua a vivere serenamente, fiducioso che giustizia non venga fatta.

Riflessione

Questo colpo di epistola… quanti anni!

Aspettavo il momento, di sentirne proprio il bisogno. Scrivere per cosa…? Per me stessa? Come mi hanno sempre detto tutti quelli che scrivono per gli altri? Per pubblicare? Ma se non sono famosa, se non nel mio piccolo…! ma se non ho conoscenze altolocate… ! anche se ne ho tante ma disinteressate… ma se non si sono accorti neppure di un diario come Cioioi! dopo trent’anni, va bene, qualcosina… ma…!

Eppure me l’hanno sempre detto, ma che vita! da scriverci un libro!

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