Suono Subito e Carillon – di Franco Bignotto

Suono subito e dintorni

Il Franco a cui mi riferisco è il Maestro Franco Bignotto, che purtroppo non è più tra noi anche se le sue opere rimangono, eccome.

Me ne parlò una prima volta il direttore della Ricordi, quando in una lettera (le mail ancora da venire) gli facevo presente che il “Suono subito” era un peccato lasciarlo in edicola. Lo seppi dopo, che la missiva era stata letta in consiglio di amministrazione, e a qualcuno la bocca era andata da un orecchio all’altro. Io ero ancora presa dalla mia ricerca didattica. Da sola, con i colleghi pronti a definirmi un “barone” dell’educazione musicale, ma quando io prontamente gli chiedevo di lavorare insieme che non vedevo l’ora, scappavano tutti a gambe levate.

All’inizio, il mio metodo e il suo, si assomigliavano, ma proprio all’inizio, perché poi prendevano due strade diverse. Però questo mi faceva sentire un po’ meno incompresa, e il “Suono subito” lo usavo appena finito il metodo mio: sembravano fatti apposta, per stare insieme.

E poi… è passata una vita. Se la raccontassi – e a volte lo faccio – ma se la raccontassi davvero, dovrei mettermi al lavoro su un altro libro, e non è proprio il momento. Lo farò, comunque: è una minaccia.

Franco Bignotto

Suono Subito e Carillon - di Franco BignottoUn giorno, non so come e perché, gli ho telefonato. Mi sono accorta subito che l’autore di Suono subito e di Carillon era una persona splendida: curioso, aperto, nulla gli sembrava strano o impossibile, e il suo orizzonte spaziava non solo nella musica. Ma queste opere geniali erano “roba” disdegnata – diciamoci la verità – dagli insegnanti tradizionali, che devono aver fatto uno sforzo sovrumano per introdurre il Mikrokosmos di Bartok nei Conservatori (un nome, un programma), figuriamoci la modernità…

L’ho conosciuto a Verona, dove il suo CIM somigliava tanto, ma proprio tanto, al mio “Centro artistico Le Muse” di Carbonia. Solo che a lui l’assessore alla cultura non aveva rubato i progetti per attuarli con altri. Bah, lasciamo perdere va’…

È iniziata una collaborazione, o meglio “condivisione” che mi ha stimolato verso mille progetti, e chi mi conosce lo sa, quanto non ho bisogno di stimoli: al minimo accenno di qualche nuova idea scappano tutti spaventati!

Carillon

Eh sì, hanno fatto l’errore di inventare il computer, e poi di renderlo anche “personal”: così imparano! Potevo lasciare delle opere così su dei nastri che si logoravano con l’uso? Bene, per i filmini del “Carillon” mi ci sono voluti tre anni, dico tre-anni! Dice, ma come, non ci hai messo troppo? Seì, provate voi: 30 album a colori sopravvissuti a una decina di traslochi (ancora mi stupisco), in gran parte pasticciati dai miei figli e dai figli di qualcun altro… Ho dovuto imparare ad usare il Photoshop (e i primi due o tre album si nota la difficoltà), poi scopri che qualcosa la puoi fare meglio e riprendi da capo, questo per alcune volte, poi ci fai un filmino ciascuno: o, non è come dirlo, mixare audio e video, girare pagina al momento esatto, ritagliare gli adesivi, rifarli nel formato originale… insomma, ogni giorno un problema nuovo, una nuova difficoltà. I primi lavori glieli avevo fatti vedere a Franco, ma non erano venuti un gran che. Poi ho cambiato software, e ho rifatto tutto da capo… non me lo voglio nemmeno ricordare. Tre anni, l’avete presente?

Però che soddisfazione! I bambini si mettono al computer (non troppo appiccicati però), con l’album stampato (dal pdf) davanti, ascoltano la novella guardando il filmino e girando pagina al segnale convenuto, e alla fine di ogni puntata imparano una canzoncina orecchiabile che io non so Franco come ha fatto: me lo ha detto, che io ero sola ma lui aveva uno staff niente male che lo aiutava. Anche se lui rimane un genio.

Ho conosciuto più di una persona diplomata in pianoforte che ha cominciato con il Carillon, e non dico altro.

Suono subito

Il “Suono subito” non ha richiesto un lavoro certosino quanto il Carillon, ma anche quello non c’è male! L’acquisizione come pdf l’ho fatta fare in copisteria (tiè!), perché dai colori al bianco e nero ce ne voleva di bravura… Poi ho acquisito e digitalizzato le audiocassette, quelle sopravvissute perché di collane dell’opera ne avevo due, regalo del direttore durante il rapporto biennale con la casa editrice. Poi ho cominciato a farlo sapere via internet, e un tecnico emiliano – mi sembra – si è offerto di ripulirmi gli audio e intonarli meglio di come erano in cambio dell’opera: non ho esitato un attimo, e se ora l’mp3 del Suono subito è un gioiello lo devo a lui. E non ricordo nemmeno come si chiama!!!

Così ora i miei corsi iniziano con il mio metodo, “Limus”, e proseguono con Bignotto, diciamo così.

Poteva bastare? Ma quando mai!? Mi è venuto un attacco di “ideite” ed ho pensato che se qualcuno vuole ripassare o risentire un brano specifico, magari per studiarlo più lento dell’esecuzione, come si usa fare col piano da che mondo è mondo e da che piano è piano, è costretto a ricercarlo andando su e giù per un’intera lezione, ed anche quando l’ha trovato ad eseguirlo alla velocità con cui è stato registrato; e allora che ho fatto? Ho ritagliato ogni pezzo suonato, uno ad uno, raggruppandoli per lezione, dando ad ogni file un numero consecutivo e una chiara denominazione, così da ritrovarlo al volo. Per fare questo me lo sono riascoltato tut-to. Ci credete? È stato emozionante. Sono stata con Franco per 40 lezioni, e quando poco fa ho terminato, mi scendevano le lacrime. Ho potuto rivedere la sua didattica nei minimi particolari, e apprezzarla anche più di prima. Musica a tutto tondo, dall’abc alla classica alla moderna, e per moderna non interno avanguardia, ma ritmi come il blues, foxtrot, tango, swing… ed altri. Tanto che ho pensato di buttarmi anche io, finalmente, nell’esecuzione all’impronta, con inventiva, e con divertimento. Non vedo l’ora. Appena finito di caricare i lavori nel sito e sistemare la pagina.

Chissà se da lassù dove si trova, gli fischiano gli orecchi…

Grazie, Franco!

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