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Non so perché sono passata proprio lì davanti, ieri. Non dovevo essere a Lucca. Se proprio c’ero, dovevo affaccendarmi in altre faccende. Invece inforco la bici e via all’ipersoap, poi a prendermi tre paia di calze non sapendo che il giorno dopo sarebbe arrivata l’estate all’improvviso. E già che ci sono prima del giro di mura tanto sono in bici con il libro da leggere e il cellulare per la musica e l’arrivo al caffè San Colombano, quasi quasi chiedo al noleggiatore se mi dice il prezzo della pedalata assistita. Per farlo passo davanti al centrale… la parola mi arriva con qualche secondo di ritardo: AVATA…RRRR… iiiihhhh… frenata…. torno indietro: solo stasera. Sarò stata l’unica che non l’ha visto. Ho il dvd, ma l’ho guardato per pochi minuti: l’ho capito subito, che “o 3D o niente”.
Questa volta non mi scappa.
Ero lì mezz’ora prima, dopo essermi strappata a stento da una telefonata importuna.
Mi accomodo con comodo. Sistemo il cellulare, controllo la chiavetta della bici.
Inizia.
Ed io sparisco. Mi ritrovo tre ore dopo, verso mezzanotte, a rialzarmi a stento dalla poltroncina: mi dispiaceva troppo, lasciare Pandora. Dopo aver volato sugli Ikran, e perfino sul Leonopteryx per gli amici Toruk, dopo essermi gettata dalle montagne fluttuanti e immersa nell’energia di Eywa la Grande Madre, schivato pallottole e lottato insieme ai Na’vi, devo tornare al mio povero corpo umano: la bicicletta è più leggera del solito, o forse sono io che ancora non sono tornata del tutto.
Mi rifugio nel letto aspettando di trasformarmi in “donna che cammina nei sogni” e chiudo i grandi occhi. Gialli.

Il più bel film che abbia mai visto. Così imparo un’altra volta a fare l’anticonformista a tutti i costi.

 

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