Suoni armonici

Armonici che passione!

Arieccomi con i suoni armonici, perché come avrete capito, c’ho proprio la fissa…!

Perché mi incuriosisce, mi appassiona e mi avvince il pensiero della origine dei suoni, di quello che chiamiamo musica, sapere come è successo che siamo arrivati a organizzarli e a plasmarli; e del come e perché siano parte integrante della natura. So che l’uomo primitivo non si è svegliato una mattina e uscendo dalla caverna ha esclamato “toh, una scala maggiore e una minore! quasi quasi ci compongo una musica…”.

Quindi ci deve essere stata la scoperta di un suono, che è pur sempre un evento fisico… basta, sennò mi perdo.

Anni fa ho trovato un testo di Paul Hindemith, “The craft of musical composition” meno male in inglese, perché mi dicevano che c’era solo in tedesco… e grazie alla mia mania di complicarmi la vita, misono messa a tradurlo, almeno in parte. Quella – guarda caso – che riguardava i suoni armonici. Mi farebbe piacere condividerla con voi.

L’arte della composizione musicale

Semplificando, scorciando, tagliando…:

Se chiedessimo a un musicista intelligente, che conosce il suo mestiere ed ha una indubbia conoscenza teoretica, quali suoni sceglierebbe fra la gamma di quelli udibili, quale serie egli considererebbe la più naturale, quale il più semplice e il più pratico materiale per la composizione, risponderebbe indubbiamente dopo averci pensato su un momento che noi vogliamo dire la scala, perché senza la scala non è possibile la musica organizzata. Lui starebbe pensando alle scale maggiori e minori, che forniscono un apporto inesauribile di suoni per ogni combinazione armonica, e secondo le quali vengono classificate tutte le melodie da lui conosciute. Dimenticherebbe tuttavia che i nostri antenati fecero uso di altre scale, e che perfino i popoli moderni di altre culture usano scale che spesso somigliano poco alle nostre.

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