Ritorno al futuro

Le sto provando tutte: su Myspace ormai non c’è più nessuno o quasi, ma da quando è sparito Giovanni… mi sembra di vegliare un cadavere. Sono tutti su Facebook, che nemmeno se me lo iniettano in vena riesco ad assimilarlo. Sono della vecchia squadra, io innamorata dei computer dai tempi in cui ci si comunicava con le schede perforate, che mi incantavo alla scoperta che gli elaboratori elettronici erano quegli armadi con le lucine, li vidi in un viale a Firenze alla fine di quel corso per programmatori Cobol superato con lode, e ci credo, è stato un colpo di fulmine! Ricordo bene quando cercavano di spiegarmi che il Cobol non serviva più, bastava pigiare l’indice su quello che chiamavano “topo” in inglese: non sapevo nemmeno il significato di “click”! Poi un’avventura in canoa, tra le rapide dei “software” o “hardware” e così via, e meno male che un po’ di inglese lo masticavo!

 Poi in una di quelle enclaves con i guru dell’informatica – così allora apparivano i negozietti dove c’era qualcuno che ne sapesse qualcosa – uno di questi eletti mi spiegò cosa erano e a cosa servivano i motori di ricerca: oh, non ci capii un tubo! Da lì a pochi giorni avevo scoperto il linguaggio bowleiano, ma ce n’è voluto per accorgermi che nella materia o corri o sei perduto. L’uomo ci ha messo secoli a volare, ma da quando ha cominciato alla luna ci sono voluti meno di cinquant’anni. E così ora “corri uomo corri”, se vuoi stare al passo. Imparai presto a navigare su Internet: la prima volta rimasi stupefatta, o più esattamente spaventata: mi accorsi subito che a dargli retta ci si passava la vita, si poteva dimenticare la realtà, e anche molto facilmente. Ci misi tutto il mio impegno per trovare un compromesso, un accordo per godere della modernità senza dimenticare la tradizione. E Ce l’ho fatta. È rimasto l’amore, cioè come nei rapporti umani in esso si è trasformato l’innamoramento. Quando qualcuno della mia età (e anche meno) si vanta che “io dei computer non ci capisco nulla, non mi piacciono proprio”, non gli rispondo “non sai cosa ti perdi” per non offenderlo. Faccio anche i miei calcoli, per esempio con l’ultimo pc che ho acquistato ci avrei fatto un viaggio a Parigi, ma poi sarei tornata e ne avrei avuto uno vecchio e mal funzionante. E sarei passata pian piano all’esercito dei “rifiutanti”. Avessi capito in tempo la bellezza dei Mac ne avrei preso uno, al prezzo di un viaggio in America, che sogno da sempre. A parte che ora non sono stata in America e non ho il Mac.

 Non ho perso di vista la realtà: ho più di una decina di amici conosciuti su Internet che ho avuto la fortuna e l’onore di incontrare personalmente: non li scambio nemmeno con mille viaggi in America. Ho elaborato il metodo per imparare a leggere la musica primo per una mia idea, secondo grazie al pc. Ho ricavato filmini da una vecchia pubblicazione uscita solo in edicola per bambini in età prescolare e sono l’unica al mondo ad averli, e ad usarli con un successo incredibile. Ho scritto quattro libri, da uno dei quali verrà tratto un film, e senza niente togliere alla mitica Olivetti lettera 22 vi assicuro che è tutto un altro lavoro. E per ultimo, ho iniziato a dare lezioni di musica online, regalando divertimento e divertendomi io stessa.

 Ora dico io, se il computer fa male a qualcuno vuol dire che il cervello ricevente non è poi tanto in forma.

Bene, questo è uno sfogo.

 Ho cominciato per dire che non so più dove pubblicare un post, che prima mi piaceva tanto fare due chiacchiere con la cerchia degli amici, ma oggi mi genera un po’ di confusione: troverò la soluzione anche a questo. Ho passato in rassegna svariati social network, e in attesa che un “maghetto” mi sistemi il sito personale, provo a tornare qui per un po’.

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