Questa
raccolta di poesie è andata esaurita da tempo, ed è stata sostituita da "La
musica nel cuore". Per non perdere comunque la memoria, mi piace ricordarne
qui di seguito la prefazione:
Prefazione
Una
miriade di sensazioni scaturite da un'assoluta sincerità: - questa è la
prima raccolta di liriche di Daniela Santerini, giovane poetessa che ha
preziose esperienze di vita, per aver girato il mondo quale componente di
un complesso musicale formato da sole donne; tali esperienze hanno
certamente contribuito ad affinare la sua naturale inclinazione verso la
poesia, costruita però su canoni non propriamente tradizionali, ma
lasciando libero sfogo al primitivo istinto di "narrare"
determinate situazioni. Ne consegue che la lettura di queste liriche
avviene senza soluzione di continuità, e pur essendo fini a se stesse,
risultano saldamente legate a formare la storia di una parte importante
della vita dell'autrice.
Una sorta di confessione, dunque, pudica e impudica, dove sentimenti
d'amore, di rimpianto, di speranza si possono individuare e farli propri,
tanto essi sono trasparenti in una limpidezza fin dal primo momento
sconcertante.
Ciò che distingue il far poesia di Daniela Santerini da quello di
numerosi altri poeti, è l'istintiva prova cui si sottopone senza veli,
senza prefissarsi un modello intorno al quale tessere rime che qualche
volta possono risultare banali, contate: - al contrario, i pensieri di
Daniela restano tali, sospesi e fluttuanti nell'aria, e leggendoli, si ha
la sensazione che non siano scritti sulla carta, ma che sia la sua voce a
leggerli, con delicati accenti di palese commozione.
Un' "opera prima", questa di Daniela, che nasce già grande,
matura, forse completa: - come messaggio, come tempo vissuto in una
dimensione soprattutto reale, sofferta. In definitiva, uno specchio
magico, sul quale riflettere la propria immagine, sapendo che dalla parte
opposta c'è qualcuno pronto a captarla, a spogliarla, ad analizzarla... e
ad amarla!
Questo è il
mio lavoro più grande. A volte maledico il momento in cui mi è piovuta
addosso l'ispirazione; poi mi riprendo e penso che la soddisfazione immensa
per aver ideato un nuovo metodo, conosciuto o no, ricompensato "solo" dal
successo con i miei allievi, è impagabile. Qui sotto la mia prefazione in
pdf.
Questa è
l'incredibile storia dei tre mesi da me trascorsi nel Vietnam del Sud nel
1968-'69, come organista di una band femminile.
Non avevo
la macchina fotografica, e se da una parte mi dispero ogni volta che ci
penso, credo che se l'avessi avuta non sarebbe nato questo diario che mi ha
tenuto compagnia e che ha impresso a fuoco le immagini nel mio cuore. La
prima edizione - ora esaurita - è di Bandecchi e Vivaldi di Pontedera, ed
era accompagnata dalla prefazione che trovate qui di seguito: ci sono molto
affezionata, perché è stata scritta in tempi "insospettabili" da chi "Ciòiòi"
lo ha capito con larghissimo anticipo; è stato poi riscoperto e riedito nel
2008 da Erasmo Edizioni di Livorno. In seguito ha suscitato l'interesse nel
mondo del cinema, e presto lo vedremo sul grande schermo.
Bisognerebbe
conoscerla, Daniela Santerini, con quel suo sguardo infantile ma
consapevole, la sua parlata sporca (si fa per dire) di un toscano
popolaresco da borgo medioevale, le sue borse piene dei suoi libri
preferiti e delle sue ultime creature letterarie.
È una ragazza iperattiva senza prevenzioni nei confronti di nulla e di
nessuno, sempre pronta ad affascinarsi per qualcosa o per qualcuno, e ad
affascinare interlocutori e lettori.
Dico questo non solo per averla conosciuta e per aver letto il suo libro,
ma perché sono convinto che dopo aver goduto questo racconto lungo (o
romanzo breve) anche altri saranno d’accordo con me.
È la stessa sensazione che provai (attenzione, non voglio assolutamente
porre improponibili paragoni o somiglianze) dopo aver letto "Cento
anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez.
Anche lì, dopo aver navigato un bel pezzo in una favola magica, sentii il
desiderio di accostarmi all’autore, cosa che non ebbi modo di fare, per
rendermi conto di che uomo potesse essere, che anima aveva
"emanato" simili effluvii poetici.
"Ciòiòi" è un lamento, il simbolo del grido di dolore di un
popolo che, più che farla, subiva una guerra.
Fortunatamente Daniela non ebbe, e non ha, l’ambizione (o meglio forse
la presunzione) di dirci qualcosa di suo sulla guerra del Vietnam, quasi
un’epoca della storia che un po’ tutti abbiamo vissuto, sia pure solo
da spettatori.
A lei non interessa farci sapere cosa pensa di quel dramma, non trincia
giudizi, che pure potrebbe formulare con molta maggiore cognizione di
causa di tanti commentatori politici che non hanno mai visto una mina
anticarro.
La sua è la storia viva, giovanile, suo malgrado quasi allegra, del suo
viaggio in Vietnam durante la guerra.
L’avventura l’ha investita giovanissima, appena ventenne, e quel che
più conta, quasi per caso.
Potrebbe raccontarci, come ogni buon reporter del tipo "Selezione dal
Reader’s Digest", le impressioni dei veri protagonisti della
tragedia: i soldati americani e i giovani vietnamiti, ma sarebbe stata, e
lei lo sa, solo una delle tante presuntuose voci di chi si crede
autorizzato a pontificare su cose più grandi di lui.
E allora? Del Vietnam e della guerra, si parla o no? Sì, certo, ma in
quell’incantevole modo che Daniela sa padroneggiare.
Tutti gli episodi, tutte le situazioni presuppongono la guerra, le
tragedie, gli orrori, anzi, sono da essi provocati, anche se in via che,
ad un osservatore superficiale potrebbe sembrare indiretta.
C’è un gruppo di ragazze che, nonostante il Vietnam si tiene stretto ad
un filo tenacissimo, costituito dalla loro gioventù, dalla loro voglia di
vivere, dalla loro "consapevole incoscienza".
La Vita, in una parola, prevale su tutto, offusca tutto ciò che a lei si
oppone.
Ne nasce un contrasto affatto stridente, ma che soprattutto fa meditare.
La nostra epoca non è diversa dalle altre, è solo più progredita
tecnologicamente e più presuntuosa, per cui crediamo che i nostri
flagelli siano più apocalittici di quelli che hanno funestato le
generazioni passate. Non ci accorgiamo così che gli uomini trovano
sempre, nel momento stesso in cui ne sono afflitti, l’antidoto naturale
ai veleni che il destino somministra loro.
È ciò che invece ha fatto Daniela, mostrandoci quattro ragazze (oltre ai
tanti altri ritratti di giovani protagonisti) che si rifiutano di
lasciarsi coinvolgere in un tipo di scelta (di qua i buoni, di là i
cattivi), che rivelerebbe preconcetto ed arroganza ideologica.
A lei interessa dimostrare che si può vivere, si può essere giovani
anche quando e dove si soffre, perché il vero contrario del male non è
altro male, ma il bene.
Ed ella quindi oppone appunto la Vita, la giovinezza,, l’avventura a
quanto di tragico e di doloroso ha avuto modo di osservare.
Non solo quindi un reportage "postumo", ma la conferma di un
metodo, può definirsi questo libro.
Daniela ha affrontato il Vietnam con la sua disarmante innocenza, e a
distanza di anni riscopre di aver avuto ragione, perché se il mondo non
è cambiato, neppure lei è diversa, e vuol farcelo sapere. Grazie,
Daniela.
Ha
fatto tanto bene a me, quando l'ho scritto, tutto di getto; e a
quanto mi dicono, solleva anche il morale del lettore, e di questo
sono immensamente felice e soddisfatta. Lo trovate su
ilmiolibro.it, dove potete anche godere della lettura di alcune
pagine.
Anche
questa pubblicazione la potete trovare su
ilmiolibro.it, dove come al solito potrete leggere alcune pagine.
Una scelta
meditata della mia produzione poetica, con alcune liriche di "Trasparenze"
ed altre più recenti. Mi dissero una volta che è poesia "ciò che si può
esprimere solo in poesia": di questo mi ricordo sempre quando devo
"raccontarmi". Meno male che il solito prezioso amico mi viene in soccorso,
poiché mi vede allo specchio meglio di quanto possa io: gli lascio quindi
nuovamente la parola.
PREFAZIONE
A pensarci bene, viviamo di bugie. Anzi, di
cose alle quali non vogliamo credere, facciamo solo finta. E la Verità?
Lasciamo stare, non riusciamo nemmeno a definirla…
Perché penso a questo, dopo
un’avida lettura? Perché chi scrive poesie sa che è difficile pubblicarle,
più difficile ancora che qualcuno le legga. Davvero? E allora perché
un’impresa tanto disperata viene tentata continuamente, da prima ancora che
l’Uomo scendesse dal Baobab?
Temo di dover tentare la
risposta. Allora, in primo luogo, si scrivono poesie perché è bello farlo.
Ed è bello perché possiamo scegliere il linguaggio, il ritmo, il suono, non
solo, ci concediamo qualcuno di quei momenti in cui ci sembra di rubare la
marmellata: momenti inconfessabili ma che, se non vengono scoperti… che
delusione!
E ancora, ci intriga usare un
codice, una cifra di lettura, con la quale ammicchiamo al lettore, anche se
non esiste, anche se è una pura astrazione. E ancora, e poi ancora e poi
ancora, lasciamo quei mucchietti di fogli in un cantuccio, per ritrovarli
quando il nostro stato d’animo ce lo chiede. Che effluvio di emozioni: “toh,
qui parlo ancora di lire, questo l’ho scritto a mano, questa mi è venuta
male perché la macchina da scrivere era vecchia e col nastro lacero, questa
sì che è bella, nel fantastico “Times new roman” del mio bel computer!”.
Poi, tanto per farci un
massaggino all’Ego, rileggiamo, qua e là, solo qualche secondo… fino a
quando non sentiamo il pigolìo degli uccellini, che ci hanno colto con le
mani nel sacco: abbiamo riletto tutta la notte!
Eccovi ricompensati, ecco il
vostro VERO guadagno quando “fate” Poesia, vi aspettavate altro? No, lo so,
non siete così scioccamente golosi.
Daniela, sì, la Santerini, la
toscanaccia mezzo sarda, ci mette a disposizione tutto questo, con un plus
valore che non viene sempre notato: la Musica, che scende come l’ambra di
antiche foreste a sorprendere un insetto, un fiorellino, uno spicchio di
luce.
Vi siete mai sperduti in una
fiaba? Certo che sì, ma ora Daniela vi dice cosa avete provato, e perché usa
il vostro stesso linguaggio, voi aderite a quel patto artistico che avvicina
i linguaggi di tutti.
Echi di luna all’imbrunire,
sonagli di danze sfrenate e allusive, parole che non abbiamo fatto in tempo
a dire a chi amavamo…
Nessuno legge più la Poesia? E’
come dire che nessuno respira più, che nessuno ama più, che nessuno sogna
più. Anche se ve lo dimostrasse Sgarbi in persona voi non ci credereste,
perché fate parte di un mondo che esiste senza il chiassoso desiderio di
farsi avanti.
Fate una azione davvero utile:
regalate le lucciole che Daniela ha visto con voi e per voi a chi sembra
spento e inaridito, poi, aspettate il miracolo.