Il treno del sole – Terza puntata

Terza puntata

In quel treno che correva lungo lo stivale, non lo sapevo, ma iniziavo il mio percorso di vita: la mia prima decisione autonoma, il mio primo distacco. Ma non certo il mio primo treno: dall’età di otto anni andavo a Pisa da sola due volte a settimana, e dato che gli stavo proprio “in bocca”, alla stazione, bastava attraversare la piazza, sui treni ormai ci vivevo.

Sapevo a mente le fermate di ogni treno e il loro binario, che mi divertivo a ripetere durante le mie lunghe attese sulle dure panchine di Pisa Centrale. Sul 5 la linea di Firenze: gli accelerati fermavano a Navacchio-San Frediano-Cascina-Pontedera-La Rotta-Castelfranco-San Romano-San Miniato-Empoli-Montelupo-Signa, a Empoli coincidenza per Siena. I diretti a Cascina-Pontedera-San Romano-San Miniato-Empoli-Montelupo_Signa a Empoli coincidenza per Siena. I direttissimi (bei tempi!!) a Pontedera ed Empoli. Uno la deve solo provare, la sensazione di passare per una stazione senza fermarsi, sollevando un polverone e lasciando la gente a bocca aperta… Terza classe con le panche, seconda con le poltroncine. La prima… non era roba per noi; ma almeno ci permetteva di sognare. Sul 7 c’era quello che andava a Parigi, dei vagoni blu, una volta ci vidi correre la Lollo seguita da uno stuolo di giornalisti… Sul 4 la linea di Roma: ferma Livorno, Cecina, Campiglia, Follonica, Grosseto, Orbetello, Civitavecchia, Roma Trastevere. A Campiglia coincidenza per Piombino (non sapevo ancora dei cinque anni nel complesso… ma questa è un’altra storia). Non ricordo esattamente il binario per Genova: ferma Viareggio, Massa Centro, Carrara Avenza, Sarzana, La Spezia, Levanto, Chiavari, Rapallo, Santa Margherita Ligure, Genova Brignole, Genova Principe.

Ho capito: mi sono fatta prendere la mano. Ma per dire, anche se non lo ricordo bene, chissà quel viaggio come è stato bello, con tutte le stazioni lasciate per strada coi fogli che volavano e la gente che si scansava, e i campi, e i monti, e il mare. La gente che saliva e scendeva, i profumi di pane e mortadella, pranzi frugali appoggiati sul tavolino, bambini che piangevano, il solito ragazzo che ci provava… e io che andavo oltre, oltre Livorno, oltre Grosseto, oltre Roma, oltre Napoli. Viaggiando verso non sapevo nemmeno dove. Con la Settimana Enigmistica per passare il tempo e un sacchetto ormai svuotato da un pasto frugale.

Nei pressi di Catanzaro sostammo per minuti infiniti, ore, non so neppure quanto, ma tanto da capire che la coincidenza per Sant’Eufemia era perduta, per l’inaugurazione di un ponte.

All’altro capo dell’Italia, con in mano un nome, cognome e paese, con l’ultimo briciolo di senno rimasto cominciai a sentire paura.

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