Il treno del sole – Seconda puntata

Seconda puntata

Alla tv la solita storia di crisi enunciata con la cantilena ormai tipica dei giornalisti, che un telegramma sarebbe molto più espressivo; la voragine che ha preso il posto del dente del giudizio non è la cosa migliore da sentirsi in bocca per la vigilia di Natale. E neppure l’influenza che cerca di colpirmi in un momento di debolezza è il massimo.

Di quei tempi ho ricordi vaghi, per questo cerco di fermare i pochi che volano qua e là.

Non so se partì l’idea osservando il foglio da diecimila o se forse l’avevo premeditato… ma credo di no. Fatto sta che mi ritrovai alla stazione chiedendo gli orari. Allora i bigliettai erano tuttofare e i computer di là da venire. Si chiamava “treno del sole” e partiva da Pisa a mezzanotte e quattro. Ecco, questo lo ricordo bene.

Non feci preamboli, e una volta a casa lo annunciai direttamente: “mamma, venerdì parto col treno del sole e vado a conoscere il mio babbo.”

Mia madre reagì piangendo. Mia zia cercò di farmi ragionare. La nonna venne a supplicarmi. Tutti mi mettevano in guardia, che lui stava con una siciliana, “che quelle hanno sempre il coltello in mano”, da cui aveva avuto quattro figli. Nonostante la processione dei parenti, il venerdì a mezzanotte ero sul treno con la mia valigetta a quadri e una busta con qualche spuntino. Di mio padre avevo visto solo il nome–cognome–paese scritti sul vaglia che arrivava ogni morte di papa, fosse stato per quello insieme al papa si sarebbe morte tutte e due di stenti da tempo. Non sapevo neppure se abitava ancora lì.

Alla stazione di Pisa vennero a saltarmi la sorella di un’amica e il marito, li avrò visti due o tre volte in tutta la vita, ma mi hanno detto molti anni dopo che erano rimasti colpiti dal coraggio e dalla mia situazione. A me, strano, sembrava tutto normale, un epilogo dovuto. Me ne avevano raccontate di tutti i colori su mio padre, e immaginavo che dall’altra parte ne avrei sentite altrettante di lì a poco; avevano messo tutti le mani avanti su questo: ma non me ne poteva importare di meno.

Il treno del sole… che nome! Dalla nebbia al caldo del Sud! Mi avrebbe portato fino a Sant’Eufemia Lamezia, dove avrei preso la coincidenza per Catanzaro Lido e poi per Strongoli, e non “Stromboli” come aveva capito all’inizio il bigliettaio sgranandomi gli occhi addosso. Cercavo solo di non pensare che poteva non essere più lì.

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