Facciamo cabaret

L’ultimo tratto l’ho fatto a piedi, molto più veloce che in macchina. Già bastano i villeggianti che aspettano il tramonto per tornare, ma quelli sono bazzecole in confronto alla massa di carne umana che ho visto ieri: dal più giovane al più vecchio, dal più elegante al “casual”, dal tranquillo all’agitato all’incazzato – tanto ora si dice – per la macchina insabbiata.

Proseguivo arrancando nei tratti di sabbia, appunto, gli unici dove si potesse camminare senza che qualche pneumatico ti passasse sui piedi, e solo il pensiero di questi due spettacoli, James Brown il 26 luglio e subito Zelig il 2 Agosto, non ci credevo più di riuscire a superare i dolci ozi casalinghi, che quando te ne accorgi ormai ti avvolgono come la melassa… il solo convincimento di avercela fatta, mi metteva le ali ai piedi (sudati).

Avevo messo a casa i biglietti nello stesso posto dei santini, nel portadocumenti davanti al telefono, perché quello di James Brown mica lo butto via, e che sono pazza, me lo voglio ricordare per tutta la vita… poi avevo spostato in avanti quello di Zelig, pronto per essere afferrato al volo quando mio figlio mi avrebbe detto: “Mamma, andiamo…!”, e così avevo fatto. Tutto al millesimo di secondo, ero riuscita anche a cenare!

Anzi, dato che mi sto avvicinando all’entrata, ma guarda che ressa, e hanno tutti il biglietto…, fammi prendere il mio..!

So da un amico esperto come si dice “mercante giapponese” (e i giapponesi avranno capito). Suona “cacchio”, in quella lingua. Ce ne dovevano essere tanti ieri sera, di venditori del Sol Levante: si sono girati tutti, quando l’ho gridato. Perché l’ho riconosciuto subito, il biglietto di James Brown, appena tirato fuori dalla borsa. Hai voglia di spiegarglielo piangendo… non sono mica una bimbetta, che mi rovino per un misero (mica tanto) biglietto, che ci scappo poi, all’estero col malloppo di soddisfazione che mi piglio? e poi le lascio la carta d’identità, la patente, vuole dei soldi…? Sembrava un disco: “Non può passare!”, mentre, impietoso, staccava gli altri cedolini a ripetizione. Telefono a mio figlio, trova il biglietto, mi dà i numeri per telefono (in tutti i sensi), benedetti i cellulari (nel senso di telefoni), inforca lo scooter e dopo un tempo interminabile, mi porta il corpo del reato. A quello dei biglietti, glielo farei mangiare e tanto volentieri, ma gli dò solo un’occhiata incenerente, voglio vedere Zelig, costi quel che costi, tanto è già costato. Ringrazio mio figlio e non gli bacio i piedi proprio perché non c’è tempo. Trovo la gradinata giusta, mi metto a sedere, scopro che questa volta il binocolo è inutile, con i due megaschermi ai lati del palco, e quindi lo lascio inutilizzato a segarmi il collo. Non credevo proprio che ce l’avrei fatta a ridere, davvero. E invece, l’ho fatto, fino alle lacrime, dalla prima all’ultima battuta.

Lei non è la Hunziker, è “solo” Laura Freddi… ma perché il Signore non distribuisce la bellezza un po’ più equamente? Bella, bellissima, e brava. Nel cantare, ballare, sa fare tutto. Ma la Hunziker ha quella verve, quella simpatia, un tantinello in più, è un dono di natura: o c’è o non c’è.

Gli altri? Fa-vo-lo-si! Lo so cosa vuol dire stare sul palco, e quella si chiama bra-vu-ra. Una battuta dimenticata? diventa un’occasione per far ridere, come se non bastasse…! A quelli della panchina poi, gli hanno fatto uno scherzo: foto a dir poco osé, perché non si ha il coraggio di pensare “porno”, in ogni pagina del giornale sfogliato da Ale (non ce le hanno fatte vedere, certo, ce l’hanno fatto solo capire), non erano più capaci di seguire il loro copione, hanno dovuto improvvisare uno spettacolo diverso, battute che uscivano a nastro, già sono esilaranti di suo…!

E poi, diciamolo, la televisione NON E’ LA STESSA COSA, è una scatola, un elettrodomestico! Quelli erano “di carne”, e tutto senza trucco, senza rete!

E allora ridiamo dal vivo, in tempo reale: fa tanto bene, per un po’ dimenticare l’otite che si riesce a prendere ad Alghero, 40 gradi, per un colpo di fresco…!!!, il condizionatore nuovo di zecca che non funziona, e lasciamo perdere il resto, ma quest’anno mi viene da pensare che ce l’abbiano con me… Ma io dove gli vado? Aspetta che non me lo ricordo, “mercante giapponese”!… perché so ridere, o toglietemi anche quello!

Bravi. Li avrei ringraziati ad uno ad uno: chissà che fatica, e quante prove… ma si vede, che sono i primi loro a divertirsi. Che dite, lo butto via il biglietto di James Brown?

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