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Toscana&Sardegna
In Toscana non c'è una, dico una persona che quando sa dove abito non
esclami: "In Sardeeegnaaa? Beata lei!!!" Mi sorgerebbe di getto
dal cuore uno spontaneo: "Perché non provi tu a starci trent'anni?"
I sardi insorgeranno, permalosi come sono... ma io, quando da Pisa devo
andare a Milano per visitare qualche scuola di musica o per trovare gli
amici, salgo sul treno la mattina presto, e alle 10 sono là. E la sera,
se voglio, torno a casa. Dalla mia amica di Casumaro: un'ora da Firenze. E
almeno non si lasciano i figli neonati e si ritovano sposati. Seminari a
Siena, a Firenze? Bazzecole! E poi c'è il pane toscano, e le salsicce che
ci si spalmano sopra! A Lucca,
tutto a piedi o in bici, dentro o sulle mura: concerti, spettacoli, spese,
mercatino dell'antiquariato, negozi da lasciarci gli occhi! Il
parrucchiere? Lì, dietro l'angolo! La Messa? In Duomo, e dico nulla! Con
il coro che ti fa venire i brividi!!!
In Sardegna c'è il mare: se Lucca ce l'avesse avuto, proprio sotto le
mura, sarebbe stata la perfezione assoluta!
E che mare! Perché, diciamoci la verità, mica sto a Perdasdefogu! Se in
Sardegna c'è una città che unisce le bellezze naturali ad un certo
spirito di modernità, questa è Alghero.
Se a uno gli piace la montagna (ma senti come parlo...!) allora si
arrangia: ma se poco poco ama il mare, dopo questo non ne vede più!
L'avete provato, fondali marini a perdita d'occhio, fra pochino si vede la
Sicilia da sott'acqua... e poi mettere i piedi nell'acqua a Tirrenia, che
appena entri ti spariscono...?! Ho sentito turisti rimanere a bocca aperta
davanti a un mare di sogno... e magari non era neppure il migliore!
Il suo difetto? La vita è tutta qui. La città più vicina è Sassari,
tutta salite e discese, con lavori in corso eterni. Una quarantina di
minuti in macchina, un'ora di treno... beh, treno...!! Non esageriamo! E'
un camioncino su strada ferrata, a gasolio puzzolente, e poi dicono che il
fumo fa male...! Per andare a Cagliari, 5 ore. Se bastano. Vuoi visitare
amici che non abitano ad Alghero? E allora prenditi almeno un giorno di
ferie! Isolani, e in quanto tali isolati.
Il carattere della gente... per carità, qui dipende dalla provenienza:
"Ah, ma quello non è di Alghero!" "Ah sì? E di dov'è?"
"Di Villanova!" (pochi chilometri); fra poco farà differenza il
numero civico.
E con l'ultima amministrazione, palazzi che crescono come funghi, te li
costruiscono anche sui piedi! e senza il minimo riguardo a regole e leggi.
Raccolta differenziata? E cos'è? Le bellissime spiagge sono più cicche
che sabbia. Però sotto gli ombrelloni degli stabilimenti balneari (qui
chiamano così un chioschetto che ti dà una sdraio e un ombrellone) c'è
pulito. Un centimetro più in là no. La passeggiata sul bagnasciuga non
si può più fare, serve il posto per mettere i pattini!!!
In una manifestazione, anni fa, c'era un cartello: "Sindaco, non si
vive di solo verde!!" (il sindaco precedente ci teneva, alla
pulizia). E allora mangiate mattoni con contorno di pattume!
P.S.= Io dico che mi hanno sentito, e sì che l'ho pubblicato solo ieri
sera! Stamani la spiaggia era pulita, tutta soffice e rivoltata, ma più
che altro TUTTA. Ho fatto un bagno da sogno! Vedi Alghero: in questi casi
ti perdono!
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Indice Lucca virtuale
Daniela Santerini
Da molti anni mi sono avvicinata ad Internet, dapprima con
grande timore: mi ero accorta che dentro c'era il mondo, ma si rischiava
di giudicarlo reale, e non virtuale qual è. Poi il timore della bolletta,
il telefono occupato... era un'ansia continua. Infine è arrivato l'Adsl,
e... il difficile è staccarsi. Così, mi capita di andare a zonzo per la
rete, quando per studio quando per lavoro quando per divertimento: ne ho
visti, a tutt'oggi, di siti! E specialmente da quando sto lavorando al
mio, li sto osservando con più attenzione, noto la passione che anima il
webmaster (si dirà l'webmaster? Lo webmaster? Boh!?), l'arte della
grafica, come un bel quadro, come una poesia... Ce ne vuole, chi ci ha
provato lo sa, a fare un sito, ma a farlo anche artistico, allora è un
altro paio di maniche!
L'altro giorno, alle prese con una pagina delle mie, occhi iniettati di
sangue, crisi isteriche all'ennesima pedata nel didietro, sapete quando ti
butta fuori senza spiegarti cosa hai fatto di male, e tu non hai salvato
il lavoro...? insomma, stavo cercando un link con Lucca, città dove mi
sento a casa, nel calore della famiglia, dove vivo quando non sto in
Sardegna, così lontana, altro che fuori le mura... e ho trovato questo: http://luccavirtuale.it
. Dice: "Inizia la visita da una delle porte..." ed io ho preso
Porta San Pietro, quella vicina a casa mia. Ero pronta a ritrovarmi
davanti al Duomo d'un balzo solo, mai mi aspettavo, seduta ad Alghero
davanti al computer, di camminare per via Garibaldi, girare in via del
Molinetto, la finestra del mio salotto era anche aperta... andare a
trovare gli amici, fare un bel giro di mura... e tutto in compagnia della
guida! Ti spiegano tutto, ad ogni passo che fai, e a volte nemmeno mio
marito, lucchese purosangue, certe cose le sapeva...! "Vieni a vedere
questo.." lo chiamavo, "e quest'altro!" "Andiamo a
trovare Paolo?"...
Sono andata anche a cercare altre città virtuali: Parigi, non l'ho mai
vista! E il meglio che ho trovato è
questo: un abisso, un abisso! E allora mi è sorto spontaneo dal
cuore, un gran bisogno di dire "grazie" a questi...ragazzi?....che hanno fatto un lavoro così certosino; li ho
anche "trovati" in un
articolo. Gliel'ho scritto, del piacere che mi hanno dato e della
commozione che mi hanno fatto provare, e in questo specifico momento della
mia vita, ne avevo proprio bisogno!
Bene: mi hanno anche risposto! E ringraziato! E dichiarato la loro
amicizia! Sì, cari ragazzi, siete proprio speciali!
La vostra amica
Daniela Santerini
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Ghidappa!
Daniela Santerini
Alghero, 27 Luglio 2003
Giornata storica, ieri: James
Brown era qui, ad Alghero. Così si può dire che il palazzo dei
congressi, da anni lì fermo (e da quando i palazzi si muovono?), serve a
qualcosa! All'esterno - perché bella com'è, questa mega
costruzione, tutta a vetri che riflettono da tempo immemorabile gli
stupendi tramonti algheresi, basta vederla da fuori, non pretenderete mica
anche di entrare!? - dicevo, all'esterno un grande piazzale, gradinate in
cemento (durissimo, avete mai sentito il cemento morbido?) da una parte,
grande spiazzo vuoto per chi adora stare in piedi, e laggiù lontano, ma
lontano lontano, il palco. Io mi ero comprata il binocolo, all'uopo, e non
credevo certo di essere l'unica: ad averlo saputo, ne avrei preso una
carrettata, e mi sarei arricchita rivendendoli!
Attesa interminabile, inizio quasi un'ora dopo. E prima uno che cantava
benino, sì, ma non era proprio "lui", anche se a un certo punto
ho cominciato a pensare "si sarà fatto la plastica?". Ma non
avevo il coraggio di chiedere intorno "ma quello chi è?" E il
sassofonista... strabiliante! Per non dire il chitarrista, il
trombettista, il batterista, il percussionista, il coro... Ora, non per
essere razzista, ma erano quasi tutti bianchi. E ci sono rimasta male.
Perché se una cosa aspettavo, dal 68, era di vedere quei passi a ritmo di
soul dei fiati, quei cori che quando la voce è nera, non c'è niente da
fare, ha quella marcia in più, già mi facevano arrabbiare quando
dicevano "il negro bianco", di Fausto Leali... "Il negro
bianco"... ma che discorsi sono? Ero già sconsolata, tutta l'attesa,
e il costo del biglietto dove lo mettiamo, e il prezzo della minerale, lì
al chiosco, che gridava vendetta al cielo, il binocolo mi pesava, la
macchina fotografica, al buio, inutilizzabile, a meno che non volessi
fotografare i fari quelle volte che me li hanno piantati negli occhi, e
poi dicono che guardare il sole fa male... Finché ho visto uno tutto
nero, vestito di nero, ha socchiuso la bocca, e quella fila di denti, veri
o no, li riconoscerei fra mille, quei capelli stirati... Un sorriso mi si
è stampato sulla bocca, ridevo come una scema, al piazzale, a quei
puntini lontani, all'idolo della mia gioventù, le ho suonate tutte con Le
Stars, le sue canzoni, e ci sono tornata, nel 68 in Vietnam,
a vedere i soldati - neri, almeno loro - che ti accoglievano col pugno
chiuso, cosa vuol dire quel ritmo caratteristico di chitarra che ti
risuona nella testa anche dopo che ci hai dormito su, e ti scopri a
storpiare per la miliardesima volta "ghidàppa!", quell'urlo
graffiante, "è un mondo di uomini, ma non ci sarebbe niente senza le
donne e le ragazze..."
Ti ritrovi che è finito, il bis non esiste, ma tanto siamo pieni di
musica e ancora ci muoviamo, con i piedi gonfi che straripano dai sandali
mi avvio all'uscita, mio figlio ci mette un'ora per venirmi a prendere, e
non certo per colpa sua. A casa dormono tutti (se "tutti" si
può dire di un marito), fra un "ghidàppa" e l'altro mi infilo
nel letto. Intanto sono tornata ventenne: domani penserò a crescere.
http://www.funky-stuff.com/jamesbrown/
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Facciamo cabaret!
Daniela Santerini
L'ultimo tratto l'ho fatto a piedi, molto più veloce
che in macchina. Già bastano i villeggianti che aspettano il tramonto per
tornare, ma quelli sono bazzecole in confronto alla massa di carne umana
che ho visto ieri: dal più giovane al più vecchio, dal più elegante al
"casual", dal tranquillo all'agitato all'incazzato - tanto ora
si dice - per la macchina insabbiata.
Proseguivo arrancando nei tratti di sabbia, appunto, gli unici dove si
potesse camminare senza che qualche pneumatico ti passasse sui piedi, e
solo il pensiero di questi due spettacoli, James
Brown il 26 luglio e subito Zelig il 2 Agosto, non ci credevo più di
riuscire a superare i dolci ozi casalinghi, che quando te ne accorgi ormai
ti avvolgono come la melassa... il solo convincimento di avercela fatta,
mi metteva le ali ai piedi (sudati).
Avevo messo a casa i biglietti nello stesso posto dei santini, nel
portadocumenti davanti al telefono, perché quello di James Brown mica lo
butto via, e che sono pazza, me lo voglio ricordare per tutta la vita...
poi avevo spostato in avanti quello di Zelig, pronto per essere afferrato
al volo quando mio figlio mi avrebbe detto: "Mamma,
andiamo...!", e così avevo fatto. Tutto al millesimo di secondo, ero
riuscita anche a cenare!
Anzi, dato che mi sto avvicinando all'entrata, ma guarda che ressa, e
hanno tutti il biglietto..., fammi prendere il mio..!
So da un amico esperto come si dice "mercante giapponese" (e i
giapponesi avranno capito). Suona "cacchio", in quella lingua.
Ce ne dovevano essere tanti ieri sera, di venditori del Sol Levante: si
sono girati tutti, quando l'ho gridato. Perché l'ho riconosciuto subito,
il biglietto di James Brown, appena tirato fuori dalla borsa. Hai voglia
di spiegarglielo piangendo... non sono mica una bimbetta, che mi rovino
per un misero (mica tanto) biglietto, che ci scappo poi, all'estero col
malloppo di soddisfazione che mi piglio? e poi le lascio la carta
d'identità, la patente, vuole dei soldi...? Sembrava un disco: "Non
può passare!", mentre, impietoso, staccava gli altri cedolini a
ripetizione. Telefono a mio figlio, trova il biglietto, mi dà i numeri
per telefono (in tutti i sensi), benedetti i cellulari (nel senso di
telefoni), inforca lo scooter e dopo un tempo interminabile, mi porta il
corpo del reato. A quello dei biglietti, glielo farei mangiare e tanto
volentieri, ma gli dò solo un'occhiata incenerente, voglio vedere Zelig,
costi quel che costi, tanto è già costato. Ringrazio mio figlio e non
gli bacio i piedi proprio perché non c'è tempo. Trovo la gradinata
giusta, mi metto a sedere, scopro che questa volta il binocolo è inutile,
con i due megaschermi ai lati del palco, e quindi lo lascio inutilizzato a
segarmi il collo. Non credevo proprio che ce l'avrei fatta a ridere,
davvero. E invece, l'ho fatto, fino alle lacrime, dalla prima all'ultima
battuta.
Lei non è la Hunziker, è "solo" Laura Freddi... ma perché il
Signore non distribuisce la bellezza un po' più equamente? Bella,
bellissima, e brava. Nel cantare, ballare, sa fare tutto. Ma la Hunziker
ha quella verve, quella simpatia, un tantinello in più, è un dono di
natura: o c'è o non c'è.
Gli altri? Fa-vo-lo-si! Lo so cosa vuol dire stare sul palco, e quella si
chiama bra-vu-ra. Una battuta dimenticata? diventa un'occasione per far
ridere, come se non bastasse...! A quelli della panchina poi, gli hanno
fatto uno scherzo: foto a dir poco osé, perché non si ha il coraggio di
pensare "porno", in ogni pagina del giornale sfogliato da Ale
(non ce le hanno fatte vedere, certo, ce l'hanno fatto solo capire), non
erano più capaci di seguire il loro copione, hanno dovuto improvvisare
uno spettacolo diverso, battute che uscivano a nastro, già sono
esilaranti di suo...!
E poi, diciamolo, la televisione NON E' LA STESSA COSA, è una scatola, un
elettrodomestico! Quelli erano "di carne", e tutto senza trucco,
senza rete!
E allora ridiamo dal vivo, in tempo reale: fa tanto bene, per un po'
dimenticare l'otite che si riesce a prendere ad Alghero, 40 gradi, per un
colpo di fresco...!!!, il condizionatore nuovo di zecca che non funziona,
e lasciamo perdere il resto, ma quest'anno mi viene da pensare che ce
l'abbiano con me... Ma io dove gli vado? Aspetta che non me lo ricordo,
"mercante giapponese"!... perché so ridere, o toglietemi anche
quello!
Bravi. Li avrei ringraziati ad uno ad uno: chissà che fatica, e quante
prove... ma si vede, che sono i primi loro a divertirsi. Che dite, lo
butto via il biglietto di James Brown?
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Brava!
Daniela Santerini
Ormai mi ero arresa: non avrei più nemmeno cercato di
smettere di fumare. E poi mi piaceva, ero solita dire che faceva "da
tappo" agli infiniti guai che mi capitavano, ai grossi dispiaceri,
alle bruttezze della vita: con quel rotolino in bocca, mi sentivo più
felice, più calma, più forte. Per cinque minuti. Poi si ricominciava da
capo. Ma non fumavo per questo due pacchetti al giorno, anzi, ero riuscita
a portarmi a dieci sigarette, quasi interamente dovute al nervoso che mi
procuravano quelle battute cretine, che almeno dessero l'Oscar della
stupidaggine, io dico sarebbero le prime a vincere! Del tipo: "Fuuumiiii?
Ma non lo sai che il fumo fa male?" e tu che avresti tanta voglia di
rispondere, sbarrando gli occhi per la meraviglia: "Noooo, ma
davveeero? Non ci sarei mai arrivata! Grazie per avermelo detto: ora che
lo so smetto subito!". Oppure, quelli che ti guardano con
sufficienza, quando va bene, altrimenti con vero e proprio schifo, si
gonfiano come un pavone, e "anch'io fumavo, poi ho smesso: non ci
vuole mica niente, sa? Basta un poco di volontà!" e tu ti senti un
verme che ha vinto i campionati mondiali di strisciamento. Nell'arco della
vita, ne senti di tutti i colori, tutti ti voglio insegnare
"come" si smette: con il pacchetto in tasca, senza l'ombra di
sigarette in casa, un po' alla volta, tutto insieme. Ma quelli "della
forza di volontà" sono la parte preponderante. Gliel'avevo giurata,
l'altra volta che smisi... Per inciso, provai con un agopuntore di quelli
seri, piansi tre giorni e stetti due anni senza fumo. Al primo dispiacere
mi ficcai in bocca un pacchetto intero, perché due non ci stavano.
Insomma, aspettavo che un malcapitato mi chiedesse "Ha smesso? Ma
come a fatto?" ed io avrei risposto "basta solo un po' di volontà!".
Aspettai tanto, e quando sentii la frase fatidica ci misi un bel po' per
rispondere... e quello stava già pensando ad altro, non mi ascoltava
neppure! E poi, non c'era mica tanto gusto, a dirlo!
Dopo quei due anni, la mia vita si costellò di ripensamenti, voti,
promesse a me, agli altri.. al secondo matrimonio, felicissima, ci
riprovai. E il mio meraviglioso marito ideò anche un'epigrafe: il
pacchetto di sigarette, la croce, e sotto: "Qui giace - suicida per
amore - all'età di trent'anni - un vizio assassino." Bastava quello,
no? No. Ebbene, mai un rimprovero, di casa mi ci cacciavo da sola, andando
a fumare sul terrazzo con tutti i climi, o con la testa letteralmente
ficcata nella cappa del camino. E lui, sempre comprensivo e gentile. Sarà
stato quello? A farmi sentire davvero in colpa, di sicuro: come, ora non
hai più un matrimonio infelice, anzi. I tuoi figli sono sistemati o
quasi. Il peggio è passato. Successi professionali, i giornali si
accorgono che trentacinque anni fa sei stata in Vietnam, non sei più una
vittima... di che cosa ti lamenti? A cosa ti serve la sigaretta, ora?
Arrivai perfino a pregare il Signore, disperata, guardando in su: "Ti
prego, aiutami! Non ce la faccio proprio! Tu sai come, io no, ma
aiutami!". Lo sapeva, e quando mai? Gli ho anche detto: "Oh, un
importa mica che tu spinga!".
Perché, dopo pochi giorni, febbre altissima, sopra i 39°, per una
settimana: una fifa nera, perché erano tempi di SARS, e i sintomi erano
quelli... non che questo mi abbia mai fermato, ma ero così rincretinita
che il primo giorno ne ho fumata una, e il secondo pure, anche se con
gusto zero. Sapevo che avrei ripreso appena cessata la febbre, e mi sono
venute in mente le Nicorette, quelle Inhaler, con il bocchino....
Ci sono andata, in farmacia, appena sono guarita. Dice: "Non ce le
abbiamo quelle col bocchino, vanno bene i cerotti?" "Mi ci vede
a fumarmi i cerotti?" e gliele ho fatte ordinare, dopo che le ho
cercate invano in TUTTE le farmacie di Alghero, perché sai, a volte su
certe decisioni ci pensi cinque minuti e cambi idea...!
Quando la sera a casa, ho aperto il pacchetto (29 €, bel deterrente!),
sono rimasta un po' a guardarlo: sapevo che o quelle o le sigarette.
Insieme, no. E' stato come un tuffo dal trampolino. Ma oltre che smettere
di fumare, questa volta mi sono anche divertita: appoggiavo il bocchino
sulla sedia, senza bruciarla! "Fumavo" DENTRO, in casa, anche
mentre guardavo la televisione!! In macchina poi, era uno spasso, e niente
puzzo! E ne potevo "fumare" quante volevo: se ne avevo voglia, o
se tirava aria di crisi, un bocchino dietro l'altro...! Quasi subito, è
rimasto solo il gesto. La fialetta di nicotina, si può massimo 6 al
giorno, da subito, una sola. E poi per giorni, settimane non importava
nemmeno cambiarla...
Sono 6 mesi che non fumo più. Mi avevano detto che non mi sarei più
ammalata, e invece, in pieno agosto, afonia completa (e battute del tipo
"vedi, a fumare...?) e otite, ma quello era l'aria condizionata e il
motorino. Nuotate che sembrano passeggiate, passeggiate stavo per dire
"che sembrano nuotate", ma comunque leggere, senza il minimo
affanno. Ma sono, ora, veramente felice. Mi sento veramente bene. Sono
veramente libera. Non striscio più. E memore del passato, soprattutto,
non rompo le scatole a nessuno, e li capisco tanto, quelli che non
riescono a smettere. Io sono stata fortunata, a trovare il momento giusto
e i giusti aiuti; ma che piacere, che orgoglio, quando ti dicono
"Brava!"
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Cheafafà
Daniela Santerini
A volte sembra un incubo, ma stamani è stato superato
il record dell'incredibile! Ho aperto la finestra, che dopo una notte di
condizionatore un po' d'aria dovrebbe giovare... e al posto dell'aria,
acqua! Aria bagnata! E calda, caldissima, colore giallo-sabbia, ma forse
nel Sahara si comincia a stare meglio, il sole anemico e bagnato anche
lui, dietro qualcosa che assomiglia a nebbia ma dev'essere mare
arrovesciato... Una corsa a vedere la temperatura al termometro sul
terrazzo: 30°! E scusatemi se è poco, alle 7,30 del 29 Agosto! Torno in
camera, dove noto qualcosa di strano, poi focalizzo sulla specchiera
dell'armadio: totalmente appannata! Respirando acqua calda, faccio la mia
mezz'oretta di ginnastica, non so con quale coraggio. E poi sotto la
doccia: ma cosa speravo, di trovare un getto ristoratore? Brodo!
Buondì, Alghero, ogni giorno è sempre peggio!
Mando mio figlio a fare la spesa, lui regge meglio l'impatto con l'aria
gelida che all'entrata della Coop ti riduce a cubetti il sudore, e mi
fermo a contemplare la giornata, con le braccia tipo scimmia, penzolanti
fino a terra. Come faccio ad andare a Cagliari ALL'ESTREMO SUD, dove mia
nuora ha cortesemente deciso di partorire? Dove, nella casa degli amici
che mi ospitano non c'è l'aria condizionata? Il bagno in mare, che tutti
mi invidiano, eh? Che ce l'ho davanti a casa? Mi fa venire in mente il
sindaco di Pontedera ai tempi dell'alluvione, Maccheroni, che stava sul
terrazzino del comune ad aspettare che l'acqua bollisse, per buttarsi di
sotto! Che ci vado a fare? Tanto vale riempirsi la vasca d'acqua calda! E
i pesci, che qui si vedono anche a riva, mezzi addormentati, rimbecilliti,
io dico che se ci provi li prendi con le mani! Da tre mesi non suono, non
studio, chissà cosa ci vado a fare in conservatorio?... Va bene che
questa domanda me la faccio anche durante l'anno, per ragioni diverse...
Ascolto le previsioni del tempo come un bollettino di guerra, e mi guardo
sconsolata nella specchiera appannata: ma dove stiamo andando? Come
abbiamo ridotto questo povero pianeta? Pannelli solari, energia eolica...
ancora da parte li lasciamo? Come ce lo deve far capire il Padreterno, a
calci nel sedere? Ma a chi fa comodo, fare tanti soldi con il petrolio in
un mondo deserto, e quando dico "deserto" voglio dire
"deserto"? Dove scapperanno, con tutti quei soldi, sulla luna?
Ma sono la sola, a sentire cheafafà?
Poi mi ricordo di un amico carissimo, sono anni che non lo sento, gli
telefono, ci facciamo delle grasse risate. E pian pianino, da un angolino
remoto, un pruritino, una piccola voglia di scrivere... forse per suonare
è ancora presto, ma mi risento viva. Un poco. Quanto basta per una poesia
dedicata al nipotino: sono viva! Un poco di computer, poi si stacca,
vediamo se riesco a resistere sul terrazzo. Siamo già alla sera: mi
addormenterò presto, come al solito di questi tempi, sfinita per non aver
fatto nulla. Penso a domani, quando riaprirò la finestra....
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Non se ne accorse nessuno
Daniela Santerini
Me lo chiedono così spesso, del Vietnam... fa così
stupore, quella mia avventura... che quasi quasi mi intervisto da sola!
La mia meraviglia per questo interesse è comunque grande: mi sembra che
oggi ci siamo abituati ad ogni tipo di notizia, dalla più strana alla più
truce, e alla ricerca continua del "sensazionale", abbiamo
così abbassato la soglia della decenza e alzato quella della
sopportabilità, che via, un complessino di donne nel '68 che va nel
Vietnam in guerra e che non è stato notato allora, perché ora sì?
Eppure, un perché c'è. Oppure, le novità si capiscono trent'anni dopo.
E non è mica un'ipotesi da scartare, sapete?
Io ero un'ingenua di prima lega, a vent'anni non sapevo niente del
mondo... ma forse proprio per questo mi venivano spontanei dei
ragionamenti semplici che menti più elaborate non riuscivano neppure a
concepire, anzi saltavano a pie' pari.
Ad esempio, io me ne accorsi subito che il fare solo brani per cantante
solista ci avrebbe precluso una carriera da complesso: per le mie
compagne, passavo da invidiosa. Oddìo, la voce di Rossella era la più
bella che avessi mai sentito, la chiamavano l'Aretha Franklin italiana, ma
un complesso femminile era UN ALTRO PAIO DI MANICHE. Appunto,
"femminile": era il '68, gente, e l'anno prima era il '67 (a
volte si dice!); anni in cui faceva scalpore Mina che procreava al di
fuori del matrimonio, l'abbiamo presente? Eppure, quando al direttore
della casa discografica che volle solo la cantante Rossella chiesi se per
caso aveva presente la portata della novità, cinque ragazze che suonavano
e anche benino, la sola risposta fu "Ma lei vuol dire forse che io
nel mio lavoro non ci capisco niente?" Risposi un bel "Sì",
ma non ci guadagnai nulla, se non una porca soddisfazione.
E sempre io, che in Vietnam ci ho fatto il '68, me ne sono accorta dieci
anni dopo. Ma c'è chi non se ne accorgerà mai.
Era il 1978 quando mi capitò fra le mani la copia del mio diario, che
fortunatamente mia madre aveva battuto a macchina: lo lessi d'un fiato,
trovandomi alla parola "fine" con il volto coperto di lacrime. E
ce lo vidi subito, un libro. E un film. Pensa un po', per il libro ci sono
voluti più di vent'anni, e il film? Postumo, postumo.
Ho girato TUTTI gli editori, pefino quelli americani, e ne ho sentite di
risposte, ma la più bellina era che "il Vietnam è passato di moda,
signora, non lo sa? Nessuno ne vuole più sentir parlare!" Si vede
che tutti i registi e gli scrittori che hanno vissuto di Vietnam, non lo
sapevano. Non li sto ad elencare, poi sennò mi chiudono il sito perché
è troppo pesante! E io lì a soffrire, al primo film sul Vietnam balzai
sulla poltrona e spensi il televisore, tremante di emozioni diverse; poi
è stata una pioggia. Mi sembrava di averlo inventato io il Vietnam, ma
come si permetteva questa gente...? Dov'erano quando io, cercando un
titolo per il diario, incappai nel lamento del Vietcong e mi misi a
gridare "Ciòiòi, ciòiòi!!!!" per tutta la casa, spaventando
a morte i familiari? Perché, quando scrivevo del colpo di cannone in
nostro onore: "BOOOMMMM!!!" e ci fu un tuono a ciel sereno,
forse un "bang" d'aereo, che spaventò tutta Sassari (vivevo là),
e mi trovai in mezzo alla stanza per terra con la sedia arrovesciata? Che
rende l'idea più di "rovesciata"?
Solo "Good morning Vietnam" riuscii a vederlo, piangendo come un
vitello. Quello nel "mio" Vietnam mi ci riportava; gli altri no,
ché mi sembrava, il Vietnam, di conoscerlo solo io. Il "mio"
Vietnam che risentivo all'improvviso quando una combinazione di odori,
fumo di sigaretta e birra mi faceva socchiudere gli occhi: "Il
Vietnam!!!" sussurravo, e lo assaporavo ancora.
C'erano state anche le altre, con me? Eppure, Manuela non vuole più
sentire parlare di "Stars"; Franca, l'ho rivista due volte in 35
anni: lei, che è stata in ospedale a Chu Lai, in fin di vita, ce la siamo
dimenticata. Viviana e Rossella non hanno tappezzato di Vietnam la loro scuola
di musica. E solo io, che avevo vent'anni e non capivo nulla, che in
Vietnam ci ho lasciato la valigia con tutti i ricordi, combatto per
ricordare questo paese lontano il cui nome - non so perché - sento sempre
con tanta nostalgia. C'è stato un momento in cui mi sono scoraggiata, ma
tanto: allora ho preso quel blocchetto, l'originale, e l'ho messo nelle
mani di Saverio Tutino, l'ideatore dell'Archivio
Diaristico Nazionale: e quello che credevo finito, è cominciato
allora.
Cosa mi ha dato il Vietnam non lo so bene, ma fatto è che quei tre mesi
mi hanno cambiato la vita, mi hanno fatto vivere gli anni seguenti
centellinando il ricordo e in un'ottica diversa - me ne accorgo - da gran
parte della gente. Di quelli che sanno tutto sulla guerra e nessuno gli ha
mai sparato addosso, che misurano i morti con bilance truccate e non hanno
mai guardato una donna bruciata dal napalm con il bambino in braccio. Non
hanno mai sentito chiedere a un soldato ferito l'indirizzo di casa prima
che muoia, non hanno mai visto un Vietcong con un cerotto sulla bocca
perché si lamentava... vincitori o perdenti... tutti uguali. Di quelli
che per "appartenenza" (e questo la dice lunga) a un partito si
scordano di avere idee proprie, e per i quali a suonare per gli Americani
ci siamo andate perché ci piacevano tanto e, soprattutto, noi a rischiare
la pelle ci si godeva, e pontificando senza documentarsi mai, non si sono
accorti che siamo piovute in Vietnam per un errore madornale. Valeva la
pena di crescere in tre mesi, a loro dico, per volare più in alto.
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Incontri
ravvicinati del tipo mio
Daniela Santerini
C’è un paese,
sull’Appennino Toscano, che quando ci arrivi ti accoglie così:
Ci arrivai senza grandi
speranze, tutta sconsolata, dopo che per anni avevo combattuto per
condividere con il resto del mondo l’esperienza di Ciòiòi. Ma nessuno
l’aveva capito. Poi sentii dire di questo archivio dove si raccoglievano
le memorie delle persone, gli epistolari, i diari... ci andai più per
curiosità che per altro, e anche per togliermi l’ultimo dubbio; avevo
con me il blocchetto sgualcito del mio diario, e la copia che mia madre
aveva battuto a macchina in ufficio, facendo ridere tutti i colleghi della
Piaggio e vergognare me ogni volta che ci pensavo. Avevo con me anche
alcune stesure, dove avevo “rifatto” la storia per renderla più
comprensibile... non ero ancora entrata nello spirito dell’Archivio.
Mi accolse un
cordialissimo Saverio Tutino, me e un’altra ragazza che aveva preso la
mia stessa decisione, e mi fece sentire subito a casa: ci chiese tante
cose di noi, io ne chiesi tante anche a lui, sembravamo amici da una vita.
Ma l’originale no, non lo volli mollare. Poi mi venne un’idea: “Te
lo lascio se arrivo fra i primi del premio Pieve!” dissi a Tutino, che
acconsentì, ora lo capisco che lo sapeva come sarebbe andata a finire...
Tornai a Pieve il giorno
del Premio. E non arrivai prima, nemmeno seconda o terza. Sentendo però
quelle storie importanti che ti pugnalavano direttamente al cuore, quelle
vite difficili, altro che tre miseri mesi in Vietnam... mi sentii un
verme; le lacrime agli occhi, raggiunsi
Saverio Tutino, circondato dai giornalisti, e riuscii a dirgli che
il mio diario glielo lasciavo lo stesso: mi abbracciò commosso.
Consegnai subito il
blocchetto, prima di cambiare idea, nelle mani di Loretta... beh, ora
Loretta è come una sorella, Saverio come un padre, e a Pieve c’è casa
mia.
Dopo tanti tanti anni...
beh, ripensandoci sono tredici, sono tornata a Pieve, per la finale del
Premio, anzi mi sono permessa il lusso di pernottarci, con mio marito, e
di partecipare a mezzo cantiere autobiografico, tanto per gradire, in un
momento molto importante della mia vita, quello in cui sono tornata a
vivere in Toscana, a casa mia, guarda un po’ la combinazione, dopo
trent’anni di Sardegna. Arrivata a Pieve, si sono aperte le porte
dell’astronave e sono scesi tutti quegli extraterrestri alla cui razza
hai sempre sospettato di appartenere, e che non sapevi dove si fossero
cacciati: si ritrovano tutti lì, ogni anno, nella prima decade di
settembre. Le strade si riempiono di diaristi, e basta rivolger loro la
parola per sentire tante storie e raccontare la tua. Con chiunque, a
chiunque. C’è quella che la nonna era stata mandata a Shangai alla fine
dell’800 per dirigere una filanda, l’altra che ha riempito il diario
di disegni meravigliosi, il ragazzo che è uscito dalla droga, un ebreo
italiano che vive in Israele, la maestra che ha fatto un libro con i suoi
scolari.... insomma, alieni, tutti alieni! Dal mondo dove tutti fanno
finta di essere normali, dove non si comunica al di là della superficie,
dove le parole sono pesanti da sollevare e dove tacendo non si sbaglia
mai.
Ho fatto foto, forse per
ricordarmi, poi, che non è stato un sogno. Ed ho preso tanti libri che
ora, a casa, mi sto divorando. Volete sapere quali?
·
Gnanca na busia – diario scritto su un lenzuolo da Clelia
Marchi;
·
Appunti di guerra – di
Vauro, dall’Afghanistan;
·
Kangaroos crossing – di Ursula Galli
·
Si ferma una bomba in volo? – di Marinella Correggia, d
Baghdad
·
I quaderni di Luisa – diario di una resistenza
casalinga...
Siamo tornati a casa
domenica sera, in tempo per non sentire il terremoto; la macchina volava
come un UFO, per sentirsi "in tema". Ancora oggi ho quel certo
che, dentro, se ci penso. E sono felicissima di far parte di quella razza.
Al prossimo anno, Pieve.
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Ceci!
Daniela Santerini
Studio composizione più
per curiosità, voglia di conoscere la musica nel profondo, che per
velleità compositive vere e proprie. E studiando, la domanda che mi
faccio più spesso è "dove sta andando la musica?". Voglio
dire, ci sono stati due secolo fitti fitti di capolavori, di geni quali
Mozart, Bach, Beethoven... e scusatemi se ne cito tre soli, ma come faccio
in questa sede...?... e ancora oggi è quella, la musica classica, la più
ascoltata, seguita e amata nell'ambito di quella cosiddetta
"colta" (come se l'altra fosse ignorante...!). Possibile? Che
tutto si modifichi, sulla faccia della terra, che vada avanti, o in meglio
o in peggio, ma che muti, e che la musica di quei due secoli rimanga in
eterno? Effettivamente, ne ha le caratteristiche, dell'eternità: una
sinfonia di Beethoven non basta mai, la semplice imprevedibilità di un
Mozart ti stupisce sempre, Bach ha costruito cattedrali di note... ma per
qualcosa saremo ricordati, nel futuro, avremo composto qualche musica in
questi anni che passerà alla storia? Mi giro all'intorno, e non so da che
parte guardare. La musica elettronica? La dodecafonia? Il jazz? La musica
“contemporanea” (altra definizione...) con tutte le sue
sperimentazioni? Per cosa si entusiasmeranno, nel futuro? Cosa faranno,
quando il ricordo di quei due secoli pian piano svanirà? Cosa abbiamo,
oggi, che ci farà ricordare ai nostri pronipoti? Dove si nascondono
i compositori? Tramonterà forse la musica intera? Ci sarà un altro
linguaggio?
Nell’attesa, io le mie emozioni le trovo sempre più spesso nella musica
popolare, nella “canzonetta”, per capirci. O più semplicemente,
“canzone”. Paolo Conte, vi sembra poco? Astor Piazzolla cos’è, un
principiante? Un’occhiata al resto del mondo, e hai voglia se ne trovi
di bella! Oggi... e ieri: i Beatles, no? Ecco, per quel tipo di musica, ho
naso: riconosco un successo alla prima nota. Sarà per quella mia
esperienza delle Stars; sarà per le musiche composte per il mio libro
"Il linguaggio musicale"... ma non mi sbaglio mai. Via,
scendiamo sul modesto... forse qualche volta mi sarò sbagliata... ma non
lo ricordo!
Stavo ascoltando la radio sul terrazzo, come tute le sere d’estate,
quando le ho sentite ospiti di Radio 2 da Stintino, e ho fatto un balzo
sulla sdraio: “Cixiri” vuol dire “ceci”. E in Sardegna “balentes”
vengono chiamati i banditi...
Solo tre ragazze, e sembrano un coro! Un coro che è come una voce sola,
piena di armonici vellutati! La lingua sarda sposata a un ritmo da cui
sembra nata!
Mi guardano stupefatti, in casa, quando mi commuovo ascoltandole: ma
gente, ero l’organista di un complesso femminile negli anni ’60!
Trentacinque anni fa, potevamo diventare “balentes” (nell’altro
senso, quello di “brave”) anche noi! Ci voleva la canzone giusta, e
bastavano un po’ di ceci! Ci voleva non dico lungimiranza, ma un po’
meno miopia! Ed ora, mi sembra di prendermi la rivincita. Un grido mi
sorge spontaneo dal cuore:
FORZA
RAGAZZE!!!!
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Tragedia
buffa
Daniela Santerini
STORIA DI UNA DEMOLIZIONE
(Tragedia buffa in 8 atti e un epilogo)
PERSONAGGI ED INTERPRETI (in ordine
di apparizione):
La protagonista (Daniela
Santerini) - Casalinga senza reddito fisso, divorziata,
attiva marginalmente come insegnante privata di musica.
Un figlio
(M.F.)- In età infantile.
La mamma
(A.L.)- Anziana
pensionata, bisognosa di assistenza.
Il primo geometra
(B.S.)
-
Divorziato, impiegato al Banco di Sardegna.
L’affarista
(A.G.)-
Commerciante in situazione fallimentare senza speranza
Il secondo geometra
(N.M.)-
Libero professionista.
ATTO I
(L’illusione)
Daniela vive a Pontedera col suo
secondogenito (M.F.) in una casa di proprietà, acquistata con i risparmi
di tutta la vita della mamma e del patrigno, ex impiegati della Piaggio.
D’improvviso riceve le attenzioni di B.S., conosciuto in passato,
che viene appositamente dalla Sardegna per corteggiarla: le propone di
andare con lui per ricominciare una nuova vita superando insieme i loro
precedenti fallimenti familiari, con la prospettiva di un avvenire agiato
e roseo.
Daniela si convince e si trasferisce in Sardegna col figlio per convivere
col geometra.
ATTO II
(Prime disillusioni)
L’abitazione a disposizione della
famigliola, a cui si aggiungerà presto la mamma di Daniela, nel frattempo
rimasta vedova, non è proprio quella villa che era stata promessa, e
risulta del tutto inadeguata.
Si effettua il trasloco dalla casa di Pontedera e da quella che la mamma
aveva in affitto a Pisa: viene incaricata la ditta pisana Casarosa. Il
geometra B.S. si premura di occuparsi dello scarico a Sassari invitando
con male parole Daniela ad andare a lavorare alla scuola di musica, per
non perdere l’astronomica cifra di 50 mila lire (che poi faticherà un
anno ad incassare insieme alle altre spettanze). Il trasloco si protrae un
po’ più del previsto, e B.S. dà l’ordine agli addetti della ditta
Casarosa di buttare via tutto il rimanente, per dar loro modo di prendere
la nave del ritorno: va così perso un intero camion di roba, che Daniela
non riuscirà mai più a recuperare.
Nonostante tutto, e perdonando cristianamente il momento di follia, si
conviene sull’opportunità di vendere l’appartamento di Pontedera per
costruire col ricavato una casa in campagna: la presenza di un geometra in
famiglia dà ampie garanzie per la buona riuscita dell’operazione.
ATTO III
(La truffa)
La fortuna vuole che tra gli amici di
B.S. si trovi un certo A.G., che possiede mezzo ettaro di oliveto
con possibilità di edificarci, è in difficoltà finanziarie, anche se
possidente miliardario, e cederebbe volentieri il lotto a un prezzo
congruo.
Poco importa se a causa della situazione fallimentare di A.G. tutti i suoi
beni sono vincolati e inalienabili (ma questo si saprà solo molto più
tardi, perché la pratica della visura catastale è pressoché sconosciuta
o considerata superflua dal nostro geometra).
Gioca un ruolo molto importante la
sprovvedutezza di Daniela, come pure la cieca fiducia che lei, musicista
casalinga, ripone - in fatto di edilizia - nel convivente, che lavora da
geometra al Banco di Sardegna di Sassari.
Quindi l’affare viene concluso, e il
prezzo viene pagato per intero prima di stipulare l’atto di
compravendita, cosa che non avverrà mai.
ATTO IV
(L’abuso)
Le cose procedono speditamente:
l’intraprendente geometra disegna il progetto, procura la manovalanza,
veste i panni del direttore dei lavori e, forte di una licenza edilizia
concessa per ristrutturare un rustico preesistente, costruisce un edificio
di 3 piani, di oltre 300 mq e 800 mc, totalmente difforme dalla precedente
costruzione.
..............Tanto, chi se ne accorgerà
mai!...........
ATTO V
(S.O.S.)
L’impresa ha assorbito tutte le
risorse (di Daniela) e per il completamento dei lavori è stato necessario
fare anche qualche debito. E ancora mancano rifiniture e dettagli quando
Daniela Santerini, B.S., il figlio e la madre prendono dimora nella nuova
abitazione.
Ma gli eventi precipitano: l’abuso
commesso non sfugge all’occhio vigile della Pubblica Amministrazione, e
con prontezza encomiabile piomba l’ordinanza di demolizione emessa dal
Sindaco del Comune di Sassari.
Nel frattempo i rapporti della coppia si
deteriorano e non reggono all’urto delle ultime difficoltà: la
separazione è inevitabile.
Daniela, mamma e figlio restano ad
abitare nella casa che legalmente appartiene ad A.G. e che il Comune vuole
demolire, con debiti ancora da pagare e come unico introito la pensione di
A.L., nettamente inadeguata a fronteggiare la situazione.
B.S invece va ad abitare altrove, compra
una macchina nuova e va in crociera a ritemprarsi.
ATTO VI
(Il recupero)
Daniela non manca di intraprendenza e
inventiva, e nonostante i fallimenti e le delusioni è determinata a
riorganizzarsi una vita decente.
Trova una sistemazione ad
Alghero, dove
le rimane più agevole procurarsi la sopravvivenza. Vi si trasferisce con
il figlio, e la mamma la seguirà dopo alcuni mesi.
Nel frattempo getta le basi per ottenere
il salvataggio e la proprietà della casa: chiede ed ottiene la
sospensione dell’ordinanza di demolizione in attesa dell’accertamento
di conformità; in realtà in attesa della ventilata legge del condono
edilizio, legge che arriva provvidenzialmente dopo non molto.
Dall’altro lato pare che sia possibile
ottenere lo scorporo del lotto in questione dai beni pignorati di A.G.,
rendendo così attuabile il passaggio di proprietà: l’azione legale
richiesta viene attivata senza indugio.
ATTO VII
(Salvataggio mancato)
Sul fronte giudiziario, tutti i
tentativi di ottenere lo scorporo anzidetto vengono vanificati dal
deludente funzionamento del rottame della Giustizia, che anziché
affrontare tempestivamente la soluzione dei casi controversi, applica la
pratica del rinvio sistematico ripetuto fino all’esasperazione, facendo
il gioco dei malfattori e degli speculatori, lasciando sguarnito chi di
giustizia ha bisogno.
Nel frattempo non si può perdere
l’occasione di chiedere il condono dell’abuso commesso: occorre agire
in fretta e pagare l’oblazione, con uno sforzo che esaurisce ogni
risorsa, anche se c’è il rischio che vada tutto a vantaggio del
truffatore, che senza muovere un dito vede crescere sostanziosamente il
valore dei suoi beni.
Tutto sarà inutile: la proroga delle
scadenze potrà solo prolungare l’agonia.
ATTO
VIII
(La beffa)
Entra in scena il secondo geometra, un
professionista apprezzato, promotore di attività benemerite a vantaggio
dei piccoli proprietari immobiliari, essendo operatore dell’A.S.P.P.I.: N.M. si presenta come il salvatore ed è disponibile a prestare la
sua opera senza esigere un pagamento immediato. È lui che avvia la
pratica del condono; è lui che riducendo (sulla carta) l’altezza dei
soffitti e omettendo nel conteggio i 137 mq di seminterrato dimensiona i
costi del risanamento a un livello non proibitivo; è lui che tiene tutti
i collegamenti con la Pubblica Amministrazione.
Insperabilmente N.M. si offre inoltre di
prendere lui stesso in affitto la casa semiammobiliata e di aver cura
dell’intero bene, dando così respiro alle finanze esauste di Daniela e
alleviandola di ogni pensiero.
Le speranze ormai sopite si riaccendono.
N.M. arriva perfino a promettere di acquistare in seguito l’immobile a
un prezzo di favore sì, ma sempre conveniente per Daniela.
Occorre a questo punto calare il sipario
per celare quello che accade nel periodo successivo; poco se ne sa per
certo: lo si può solo intuire al riaprirsi della scena 21 mesi più
tardi, alla restituzione delle chiavi, quando si deve constatare quanto
segue:
- Il terreno si trova in uno stato di
totale abbandono, tutto ricoperto di vegetazione selvatica.
- Manca l’acqua corrente: l’impianto
idrico che utilizzava l’acqua del pozzo è inservibile e
l’allacciamento all’acquedotto comunale non è stato realizzato,
nonostante Daniela abbia dato, a suo tempo, a N.M. la somma necessaria a
tale spesa.
- Una grande quantità di altri oggetti
di cui la casa era corredata è sparita, ivi inclusi mobili, vasellame,
legna da ardere, libri e altro.
- Parte dei mobili è stata certamente
data alle fiamme, poiché resti carbonizzati riconoscibili sono stati
trovati nei pressi della casa.
- Porte, infissi e i pochi mobili
superstiti sono stati gravemente danneggiati.
- Neanche una lira è stata pagata da
N.M. per i 21 mesi di affitto: un assegno da lui elargito per una somma
inferiore ad una mensilità è risultato scoperto.
- La pratica del condono è stata
lasciata alla deriva: la documentazione integrativa da tempo richiesta dal
Comune non è mai stata inoltrata all'ufficio competente: è recente un
sollecito con la minaccia di respingere la domanda di sanatoria e negare
il condono.
È IL DISASTRO COMPLETO!
Daniela si vede costretta a rinunciare
al salvataggio della sua casa.
EPILOGO
Un edificio di 3 piani in località Li
Curuneddi, alla periferia di Sassari, verrà demolito prossimamente.
Tutti i risparmi di una vita di lavoro
vengono ridotti in macerie.
Il sogno di una casa in campagna, con
l’orto e l'oliveto, svanisce inesorabilmente.
Il geometra
B.S., condannato
penalmente per abuso edilizio, continua a lavorare in banca.
Un secondo geometra,
N.M., reo
confesso impunito, continua ad esercitare la sua professione, apprezzato e
rispettato.
Un commerciante fallito, A.G.,
continua a vivere serenamente, fiducioso che giustizia non venga fatta.
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Riflessione
Questo colpo di
epistola... quanti anni!
Aspettavo il momento, di sentirne proprio il
bisogno. Scrivere per cosa...? Per me stessa? Come mi hanno sempre detto
tutti quelli che scrivono per gli altri? Per pubblicare? Ma se non sono
famosa, se non nel mio piccolo...! ma se non ho conoscenze
altolocate... ! anche se ne ho tante ma disinteressate... ma se non si
sono accorti neppure di un diario come Cioioi! dopo trent'anni, va bene,
qualcosina... ma...!
Eppure me l'hanno sempre detto, ma che vita! da scriverci un libro!
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Puzza
perché è un ospedale
Daniela Santerini
C'è
in me una tale valanga di indignazione che non riesco a farvi ordine, non
vedo altro che le braccia lunghe e ossute di mia madre protese verso di
me: "Portami via!". Non c'è niente da fare, cavallo bianco,
prenderla al volo dal suo letto con le sbarre e volare verso il cielo fra
nuvole di ovatta....
Voglio
cominciare dalla fine. Io ho 60 anni, lei 87. Questo per dire, non sono un
miracolo di forza e di salute, una giovane traboccante di ormoni che di
fronte alle ingiustizie anche minori di queste imbraccia il mitra e prende
a sparare: io ho solo la penna, anzi, in quest'epoca moderna posso
accontentarmi al massimo di sparare le dita sulla tastiera di un computer.
Ieri,
in ospedale, settimo piano, medicina tre: sono riuscita a farla adagiare
in un lettino. Nella stanza un puzzo da tagliare a fette, forchetta e
coltello. Giuro, non riuscivo a respirare. Dovevo uscire e rientrare in
apnea. Alla prima che è passata l'ho detto, non era dottoressa, qualche
flaconcino in mano ce l'aveva, ma dalla divisa qualcosa si intuisce: se
non inserviente, un tantinello di più. Altrimenti mi chiedo a cosa serva
studiare.
C'è
voluto una mezz'oretta a chiudere la bocca: sono rimasta paralizzata,
sapete quando tutte le risposte vengono solo dopo, essendoci qualcosa di
troppo grande che vi sovrasta? Poi ho cominciato a ragionare. Piano piano.
Allora le sono stata grata: senza la sua preziosa illuminazione non avrei
mai capito dove eravamo capitate, io e la mia povera mamma. Credevo fosse
un hotel a 5 stelle! Tutti quei giri in ambulanza per andare da qui a lì,
chi te li può offrire se non un ospedale? Va bene, non c'erano le sedie a
rotelle, ma dopotutto la mamma si muove ancora, e soprattutto respira, ha
il cuore a pezzi, il cervello a brandelli e le giunture non so più a cosa
le servano, ma anche lei, a provarci ancora, a camminare...!
Ospitalità dalle 9 alle 15, non vorrai anche pretendere di mangiare, e
poi volendo puntualizzare come facevi a mangiare se - ricoverata
d'urgenza - ti hanno anche permesso di fare "il giro delle sette
code"... Io non da meno, mi sono fatta conoscere per la maleducata
che sono... quando dal pronto soccorso, almeno 3 ore, ci trasferiscono in
neurologia... "non la vede questa gente? Anche loro si devono
visitare!" Che insensibile, crudele, senza cuore, far loro notare che
mia madre era moribonda e non in grado di fare code... dice: e poi dicono
di noi sardi che siamo maleducati! Se la prenda coi medici! Ma
prendetevela voi con chi vi pare! E mi sono anche sentita un verme,
ho chiesto scusa... Anche perché in breve tempo si sono mossi tutti per
miracolo, non certo perché avevo pensato ad alta voce di chiamare il
113... O no?
Almeno
me l'hanno fatto pesare che mi avevano fatto passare pur essendo
arrivata ultima, un po' di soddisfazione gliela dobbiamo dare... pensate!
Un trattamento così, nemmeno all'Hilton! Sono io, la cretina che si
lamenta, in villeggiatura gratis per una meravigliosa mattina! E come ci
hanno accolto nel reparto, alle 3 del pomeriggio! Ci hanno guardato
con gli occhi sbarrati, ho girato lo sguardo intorno per vedere se proprio
eravamo noi l'oggetto, toh, ci hanno riconosciuto dall'ultima volta,
guarda che accoglienza... ! Che ingrata, rimanerci male solo perché gli
sguardi erano fulminanti e i pensieri rivolti a chi ci aveva mandato lì
pur sapendo che non c'era posto, pensandoci davo il permesso di
prenderci a frustate, così se la rifacevano con le persone giuste...
Avevano anche ragione, una c'era la figlia giù che l'aspettava, l'altra
doveva girare le pagine a velocità infinitesimale poi doveva visitarla la
mamma prima di farla mangiare, se decedeva per inedia fatti nostri...
Oggi
ci sono tornata, ho chiesto di portarla via: non si può.
Il
puzzo, di nuovo. Uguale identico. Ce l'ho ancora addosso. Lo mangio e lo
rifaccio, non c'è altro che quel puzzo lì. Che poi è la naturale
emanazione di una degente, o forse di una villeggiante (sono ancora
confusa!) lasciata a sguazzare allegramente nelle sue
feci.
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