Ceci!

Studio composizione più per curiosità, voglia di conoscere la musica nel profondo, che per velleità compositive vere e proprie. E studiando, la domanda che mi faccio più spesso è “dove sta andando la musica?”. Voglio dire, ci sono stati due secolo fitti fitti di capolavori, di geni quali Mozart, Bach, Beethoven… e scusatemi se ne cito tre soli, ma come faccio in questa sede…?…

… e ancora oggi è quella, la musica classica, la più ascoltata, seguita e amata nell’ambito di quella cosiddetta “colta” (come se l’altra fosse ignorante…!). Possibile? Che tutto si modifichi, sulla faccia della terra, che vada avanti, o in meglio o in peggio, ma che muti, e che la musica di quei due secoli rimanga in eterno? Effettivamente, ne ha le caratteristiche, dell’eternità: una sinfonia di Beethoven non basta mai, la semplice imprevedibilità di un Mozart ti stupisce sempre, Bach ha costruito cattedrali di note… ma per qualcosa saremo ricordati, nel futuro, avremo composto qualche musica in questi anni che passerà alla storia? Mi giro all’intorno, e non so da che parte guardare. La musica elettronica? La dodecafonia? Il jazz? La musica “contemporanea” (altra definizione…) con tutte le sue sperimentazioni? Per cosa si entusiasmeranno, nel futuro? Cosa faranno, quando il ricordo di quei due secoli pian piano svanirà? Cosa abbiamo, oggi, che ci farà ricordare ai nostri pronipoti? Dove si nascondono i compositori? Tramonterà forse la musica intera? Ci sarà un altro linguaggio?

Nell’attesa, io le mie emozioni le trovo sempre più spesso nella musica popolare, nella “canzonetta”, per capirci. O più semplicemente, “canzone”. Paolo Conte, vi sembra poco? Astor Piazzolla cos’è, un principiante? Un’occhiata al resto del mondo, e hai voglia se ne trovi di bella! Oggi… e ieri: i Beatles, no? Ecco, per quel tipo di musica, ho naso: riconosco un successo alla prima nota. Sarà per quella mia esperienza delle Stars; sarà per le musiche composte per il mio libro “Il linguaggio musicale”… ma non mi sbaglio mai. Via, scendiamo sul modesto… forse qualche volta mi sarò sbagliata… ma non lo ricordo!

Stavo ascoltando la radio sul terrazzo, come tute le sere d’estate, quando le ho sentite ospiti di Radio 2 da Stintino, e ho fatto un balzo sulla sdraio: “Cixiri” vuol dire “ceci”. E in Sardegna “balentes” vengono chiamati i banditi…

Solo tre ragazze, e sembrano un coro! Un coro che è come una voce sola, piena di armonici vellutati! La lingua sarda sposata a un ritmo da cui sembra nata!

Mi guardano stupefatti, in casa, quando mi commuovo ascoltandole: ma gente, ero l’organista di un complesso femminile negli anni ’60! Trentacinque anni fa, potevamo diventare “balentes” (nell’altro senso, quello di “brave”) anche noi! Ci voleva la canzone giusta, e bastavano un po’ di ceci! Ci voleva non dico lungimiranza, ma un po’ meno miopia! Ed ora, mi sembra di prendermi la rivincita. Un grido mi sorge spontaneo dal cuore:

FORZA RAGAZZE!!!!

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